27 maggio 2026

Da risultati scientifici, pare che formuliamo circa 60.000 pensieri al giorno, ovvero un pensiero ogni secondo durante l’arco del tempo in cui siamo svegli. Ma la cosa più strana, e anche un po' inquietante, è che più del 90% di questi pensieri sono gli stessi che abbiamo avuto ieri, e il giorno prima, e quello ancora prima.
 
Questa miriade di pensieri influenza continuamente il tuo umore e la tua salute. Ma come smettere di essere vittima dei propri ragionamenti? E come liberasene una volta per tutte?

Imparando a riconoscerli, a cogliere il loro significato, a non temerli e a renderli una risorsa. Quando un pensiero ti assilla rischi di “ricamarci” sopra fino a trasformarlo in un nodo inestricabile. Inutile cercare di distrarsi, la mente torna sempre lì: analizza i motivi, le conseguenze, le colpe…
 
Per far sì che il cervello si distacchi dalla situazione, si può provare a usare la fantasia, senza usare la ragione. Si può partire da ciò che è successo e poi lasciare che la mente divaghi, aiutandola con immagini e libere associazioni. 
Occorre stare lontano dalle elucubrazioni, dal chiedersi il perché di ciò che è accaduto, dal cercare spiegazioni, tutti elementi inutili, quando abbiamo a che fare con noi stessi. 

 

 
music by Maria Cecilia Camozzi

26 maggio 2026

PUÒ UN PALLONCINO SPOSARE UN CACTUS?

 

L’amore non fallisce per mancanza di sentimento, ma per incompatibilità tra modalità opposte di stare al mondo.
Immaginiamo un palloncino. Leggero, colorato, delicato, sensibile. Capace di emozionarsi per un tramonto, di commuoversi per una parola, di percepire le minime sfumature ed energie attorno a sé.
E immaginiamo un cactus. Duro, spigoloso, spinoso, incapace di accogliere la vulnerabilità altrui, sempre sulla difensiva, pronto a pungere appena qualcuno si avvicina troppo.
 
Può un cactus sposare un palloncino?
Forse sì. Ma quanto durerà il loro magico idillio?
 
Quando una persona molto sensibile lega il proprio destino ad un essere spinoso e incapace di empatia, finisce per perdere se stessa e si condanna ad una lenta e continua emorragia interiore.
Il palloncino non esplode per un grande spillo. Esplode per il continuo contatto con pungenti e fastidiosissime spine.
Una battuta svalutante. Un silenzio punitivo. Una freddezza ripetuta. Una mancanza di ascolto. Un’assenza di tenerezza.
Piccole spine quotidiane che, una dopo l’altra, distruggono lo stare insieme e tolgono la gioia di vivere.
Le persone altamente sensibili - le PAS - non hanno bisogno di partner ideali, ma di anime capaci di accogliere.
Hanno bisogno di qualcuno che sappia ascoltarle senza giudicare, comprenderle senza umiliare, correggerle senza ferire.
Hanno bisogno di fedeltà, sincerità, trasparenza, e non sopportano menzogne, ambiguità e “doppiofaccismi”.
 
Come terapeuta ho imparato che molte sofferenze di coppia nascono da una scelta fatta guardando solo l’attrazione, il fascino e i discorsi convincenti dei primi tempi dell’amore.
Ma i cactus sono bravissimi ad incantare con le parole. Sanno far vedere mondi che non esistono. Sono esperti in “love bombing” e “gaslighting”. Prima dolci e poi assassini!
 
Per questo, prima di chiederci se amiamo qualcuno, chiediamoci: come mi sento quando gli sto accanto?
Mi sento accolto o giudicato? Mi sento libero o costretto? Mi sento compreso o frainteso? Mi sento visto o utilizzato? Mi sento amato con gratitudine o con pretesa?
Una delle più grandi forme di maturità psicologica consiste proprio nel comprendere che non basta trovare qualcuno da amare e che dice di amarci. Bisogna trovare qualcuno che sappia amare nel modo in cui il nostro cuore ha bisogno di essere amato.
Perché un palloncino può resistere al vento, alla pioggia e perfino alla tempesta. Ma si spezza e scoppia tra le spine di un cactus.

L’amore, quello vero, non procura ferite, ma al contrario, è il luogo in cui le ferite vengono guarite.
Il vero problema però non è il cactus. È il palloncino che si ostina a stargli accanto e avvicinarsi.
Il “cactus narcisista” è attratto dal palloncino colorato del “dipendente affettivo”. Sembrano fatti apposta per incontrarsi.
Il primo ha bisogno di essere ammirato e venerato. Il secondo ha bisogno di essere scelto e protetto.
Il primo desidera qualcuno che ruoti attorno ai suoi bisogni. Il secondo è disposto a dimenticare i propri pur di non perdere la relazione.
Il narcisista teme l’intimità autentica e svaluta. Il dipendente affettivo teme l’abbandono e si sottomette.
Uno ferisce. L’altro giustifica.
Uno prende. L’altro continua a dare.
Uno pretende. L’altro spera che un giorno tutto cambi.
E così nasce una danza dolorosa, fatta di punture e cicatrici, ferite sanguinanti e buchi nel cuore, che può durare anche tantissimi anni.
Il palloncino continuerà a sentire dolore e perdere sangue, nella speranza di ammorbidire le spine del cactus.
Continuerà a pensare: “Se amerò di più, cambierà.” “Se sarò più paziente, si ammorbidirà.” “Se resisterò ancora un po’, tornerà la persona meravigliosa che ho conosciuto all’inizio.”
 
Ma quella persona non è mai esistita. Era una maschera. Una strategia di seduzione. Un atteggiamento egoico costruito per conquistare e sottomettere la vittima.
La guarigione inizierà quando il palloncino comprenderà che l’amore non consiste nel sacrificare se stessi per salvare chi non vuole essere salvato, nell’annullare i propri bisogni per trattenere chi non c’è mai stato, nel lasciarsi calpestare la dignità pur di mantenere una pace apparente.
Un cactus non può guarire dai suoi aculei velenosi. Non cambierà mai chi si sente perfetto e non riesce a vedere i suoi “nuclei di morte”. 
 
E non è amandolo fino a sanguinare che il problema potrà risolversi.
Qualcosa dí destabilizzante accadrà solo il giorno in cui il palloncino scoprirà il suo valore e smetterà di mendicare attenzioni. Quando smetterà di elemosinare briciole d’affetto. Quando la finirà di “raccontarsi balle” e non confonderà più la stanchezza con l’amore. Quando smetterà di chiamare destino ciò che è solo dipendenza e paura.
Il lieto fine di questa storia non è il cambiamento del cactus, ma la lucidità e la forza del palloncino che ha finalmente compreso che non è nato per vivere tra le spine ed ha deciso di allontanarsi da quel tormentante dolore.
Io spero che nessun palloncino debba mai trascorrere la sua vita nel cercare “invano” di convincere un cactus spinoso a diventare una rosa vellutata...
 
Carmelo Impera 
Pedagogista, Psicologo e Psicoterapeuta, Direttore dell’Accademia dell’Anima di Ragusa

23 maggio 2026

FREQUENTA PERSONE CHE TI MIGLIORANO

Riempi la tua vita con le persone che ami. Elimina le relazioni tossiche e tronca i rapporti che non funzionano per te. Avrai più tempo a disposizione e le relazioni che coltiverai davvero saranno più sane, significative, amorevoli e positive.

Cerca di capire quali persone, tra quelle che frequenti, ti stanno “vampirizzando”, perché ti sottraggono tempo, energie e impegno emotivo. Chiediti come ti senti quando ti trovi in compagnia di qualcuno.
Queste persone ti migliorano, ti fanno sentire bene, ti aiutano a crescere o al contrario ti tolgono energie, ti fanno perdere tempo e ti provocano disagio?

Per semplificare la vita, è importante riconoscere quali sono gli amici che ti aiutano a crescere e a trascorrere momenti di gioia. I rapporti con questi amici sono di scambio reciproco e di parità; non c’è la dipendenza di uno dall’altro. 

La tua vita non ha lo spazio per le persone che ti “esauriscono”. Mantieni solo i rapporti che servono alla tua vita, piuttosto che quelli che ti provocano ulteriore stress.

(da "Le 5 cose che ti semplificano la vita")  

Scutum lucis

 
music by Maria Cecilia Camozzi

 

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