Infinito vivente
Una finestra, una sedia,
un qualunque sospeso,
paga tutto il mio guardare,
lo star preferito, il volo
sotto di me, radici
dell’ascensore, della casa
volante di Dorothy…
e di qua e di là:
da spazio a spazio
è silenzio e silenzio
dove si sposta il cuore,
parlo all’io abitante
di quel che non dico
ai lati, fuori di me.
Dovrei prender il vento
togliere l’orizzonte,
nella geometria interrotta,
gli occhi, oltre la linea
ideale; il voltarsi di lei,
immagino, la voce
infinita nel pensiero
e provo la fine, ascolto
sommerso dal cielo
e mi sottrae il tramonto
l’imprevisto bacio
della realtà.
Alberto Mari

grafomania - di Maria Cecilia Camozzi
Una finestra, una sedia,
un qualunque sospeso,
paga tutto il mio guardare,
lo star preferito, il volo
sotto di me, radici
dell’ascensore, della casa
volante di Dorothy…
e di qua e di là:
da spazio a spazio
è silenzio e silenzio
dove si sposta il cuore,
parlo all’io abitante
di quel che non dico
ai lati, fuori di me.
Dovrei prender il vento
togliere l’orizzonte,
nella geometria interrotta,
gli occhi, oltre la linea
ideale; il voltarsi di lei,
immagino, la voce
infinita nel pensiero
e provo la fine, ascolto
sommerso dal cielo
e mi sottrae il tramonto
l’imprevisto bacio
della realtà.
Alberto Mari

grafomania - di Maria Cecilia Camozzi
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