"Pregunta una cosa y serás ignorante durante unos minutos, no la preguntes y lo serás siempre"
31 dicembre 2003
29 dicembre 2003
Parla l’abbandono
Quanto profonda scorre la vena dell’abbandono?
Ci sono giorni in cui vaga con il cappotto sul pigiama.
L’infelicità è scandalosa.
È così colpevole che non può avere commerci con il corpo.
Lo guarda con distacco. Si avvolge nel cappotto
e dorme come un feto. Il freddo è benvenuto.
Il corpo è solo un tetto.
Non esistono nomi, né desiderio, né sesso.
“Come lumache” bisbiglia.
Il bavero di pelo copre occhi e orecchie.
Addormentandosi la sua testa fende l’aria
naviga in sogno lungo i cornicioni di pietra.
Antonella Anedda

Quanto profonda scorre la vena dell’abbandono?
Ci sono giorni in cui vaga con il cappotto sul pigiama.
L’infelicità è scandalosa.
È così colpevole che non può avere commerci con il corpo.
Lo guarda con distacco. Si avvolge nel cappotto
e dorme come un feto. Il freddo è benvenuto.
Il corpo è solo un tetto.
Non esistono nomi, né desiderio, né sesso.
“Come lumache” bisbiglia.
Il bavero di pelo copre occhi e orecchie.
Addormentandosi la sua testa fende l’aria
naviga in sogno lungo i cornicioni di pietra.
Antonella Anedda

25 dicembre 2003
23 dicembre 2003

Come sabbia bianca
mi disperdo tra le tue mani...
Voliamo con lo sguardo
per sentieri rubati al cielo
tra teorie e vortici mentali
di una stagione turbolenta,
senza fine
e senza senno,
dove le pause non hanno parole.
Il mio spirito si fonde con la terra
che ti addormenta la sera
e ti contiene,
quando le foglie cantano
di verde
ai nostri sogni melanconici...
Ascolto il mare di lacrime
che sostiene la mia nave,
tra le tante,
in un porto straniero.
Maria Cecilia Camozzi
mi disperdo tra le tue mani...
Voliamo con lo sguardo
per sentieri rubati al cielo
tra teorie e vortici mentali
di una stagione turbolenta,
senza fine
e senza senno,
dove le pause non hanno parole.
Il mio spirito si fonde con la terra
che ti addormenta la sera
e ti contiene,
quando le foglie cantano
di verde
ai nostri sogni melanconici...
Ascolto il mare di lacrime
che sostiene la mia nave,
tra le tante,
in un porto straniero.
Maria Cecilia Camozzi
(shapes of sand dunes - foto di jwoodphoto)
21 dicembre 2003
Adriana - foto di Massimiliano Mazzotta
Calda
la notte
cala sui miei occhi
ardenti,
scintille di vita
corolle estive
in petali racchiusi
d’azzurro tremante.
Mi afferra tra le sue dune
di cielo e ombra,
per baciare ogni sospiro,
strumento che suona
armonie stellate di corpo
e anima.
Ogni tua notte
penetra nella memoria assetata,
vellutata pantera
che ama da un mondo lontano
di oceano e infinita arena
onda dopo onda.
Lascia che sia canto,
vaniglia e primavera...
Maria Cecilia Camozzi
la notte
cala sui miei occhi
ardenti,
scintille di vita
corolle estive
in petali racchiusi
d’azzurro tremante.
Mi afferra tra le sue dune
di cielo e ombra,
per baciare ogni sospiro,
strumento che suona
armonie stellate di corpo
e anima.
Ogni tua notte
penetra nella memoria assetata,
vellutata pantera
che ama da un mondo lontano
di oceano e infinita arena
onda dopo onda.
Lascia che sia canto,
vaniglia e primavera...
Maria Cecilia Camozzi
20 dicembre 2003
I ricordi cominciano nella sera
sotto il fiato del vento a levare il volto
e ascoltare la voce del fiume. L'acqua
è la stessa, nel buio, degli anni morti.
Nel silenzio del buio sale uno sciacquo
dove passano voci e risa remote;
s'accompagna al brusio un colore vano
che è di sole, di rive e di sguardi chiari.
Un'estate di voci. Ogni viso contiene
come un frutto maturo un sapore andato.
Ogni occhiata che torna, conserva un gusto
di erba e cose impregnate di sole a sera
sulla spiaggia. Conserva un fiato di mare.
Come un mattino notturno è quest'ombra vaga
di ansie e brividi antichi, che il cielo sfiora
e ogni sera ritorna. Le voci morte
assomigliano al frangersi di quel mare.
Paesaggio VIII,
C. Pavese
sotto il fiato del vento a levare il volto
e ascoltare la voce del fiume. L'acqua
è la stessa, nel buio, degli anni morti.
Nel silenzio del buio sale uno sciacquo
dove passano voci e risa remote;
s'accompagna al brusio un colore vano
che è di sole, di rive e di sguardi chiari.
Un'estate di voci. Ogni viso contiene
come un frutto maturo un sapore andato.
Ogni occhiata che torna, conserva un gusto
di erba e cose impregnate di sole a sera
sulla spiaggia. Conserva un fiato di mare.
Come un mattino notturno è quest'ombra vaga
di ansie e brividi antichi, che il cielo sfiora
e ogni sera ritorna. Le voci morte
assomigliano al frangersi di quel mare.
Paesaggio VIII,
C. Pavese
foto di Jessica Adams
18 dicembre 2003
Feather - foto di Karlf
ULISSE
Mi piace sentirti,
Ulisse sul mio corpo,
naufrago di te
tra le onde dello spirito
ancora umano,
dinanzi alla candida dissoluzione
del regno dell’identità,
dove la condizione straordinaria di ospiti,
obbligati interpreti
di un mondo inconoscibile,
rivela il desiderio di solcare mari
profondi
in cui lascio i ricordi
e i confini del tuo risveglio
al di là del dubbio,
dove sento il tuo cuore
ancora una volta,
parlare d’infinito ai miei occhi...
Maria Cecilia Camozzi
(dalla raccolta pubblicata su L'EROE, Hesperia editrice, PR )
13 dicembre 2003
El Viento En La Isla
EL viento es un caballo:
óyelo cómo corre
por el mar, por el cielo.
Quiere llevarme: escucha
cómo recorre el mundo
para llevarme lejos.
Escóndeme en tus brazos
por esta noche sola,
mientras la lluvia rompe
contra el mar y la tierra
su boca innumerable.
Escucha cómo el viento
me llama galopando
para llevarme lejos.
Con tu frente en mi frente,
con tu boca en mi boca,
atados nuestros cuerpos
al amor que nos quema,
deja que el viento pase
sin que pueda llevarme.
Deja que el viento corra
coronado de espuma,
que me llame y me busque
galopando en la sombra,
mientras yo, sumergido
bajo tus grandes ojos,
por esta noche sola
descansaré, amor mío.
Pablo Neruda
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