10 gennaio 2006

Le balene cantano, navi permettendo

La morte e la vita sono viste come nient'altro che trasmutazioni;
le innumerevoli creature sono tutte dello stesso genere e c'è una parentela che le collega tutte.

Huai Nan Tzu (II sec. a.C.)




GalapAgos Sea Lion and School of Salema - foto di David Doubilet


Le balene cantano, navi permettendo

di EMANUELE PERUGINI

Quest'anno al festival di Sanremo altre ai nuovi autori e ai big comparirà una nuova categoria di cantanti: quella delle balenottere. Non che i giganti del mare con le loro 70 tonnellate di peso e con i loro 27 metri di lunghezza escano dall'acqua per salire sul palco dell'Ariston. Molto più semplicemente nelle acque davanti al teatro più famoso d'Italia i maschi di questa specie hanno già iniziato a cantare. Proprio in questo periodo inizia infatti la stagione degli amori per questi cetacei e i maschi di balenottera, il secondo animale più grande del mondo, iniziano ad emettere il loro caratteristico canto per attirare l'attenzione delle femmine e quindi accoppiarsi. Dopo due anni di gestazione poi verrà alla luce un cucciolo di tre tonnellate di peso e lungo 6,5 metri. Le loro voci però corrono in rischio di essere soffocate, non tanto dagli applausi, quanto dall'inquinamento acustico prodotto dalle navi in transito in questo stretto braccio di mare. «La stagione dell'amore delle balene - spiega Francesco Borsani, ricercatore dell'istituto centrale di ricerca applicata al mare (Icram) di Roma - inizia proprio in questo periodo, cioè tra febbraio e marzo. Per questo i ricercatori grazie alle loro boe acustiche sono riusciti a registrare l'intensità del canto dei maschi e quanto inquinamento acustico è presente nel Tirreno. I dati sono però preoccupanti. In media il 97 per cento delle registrazioni ottenute nel Mar Ligure ogni giorno è disturbato dal passaggio di una o più navi. Questo significa che su ventiquattro ore di tempo resta libera da disturbi sonori solo una piccolissima finestra di appena 43 minuti. «È davvero troppo poco. In questo modo - dice ancora il biologo marino - le femmine rischiano di non sentire il richiamo del maschio e di non accoppiarsi. E questo è un rischio che può pregiudicare la salvaguardia della specie». In tutto il Mar Mediterraneo ci sono circa duemila esemplari di Balenottera comune. Si tratta di animali che vivono in solitudine e che sono abituati a nuotare per diverse centinaia di chilometri al giorno. Il canto dei maschi di questa specie riesce ad essere avvertito da una femmina anche a 500 chilometri di distanza. «Attenzione però - dice Borsani - non è il canto a cui siamo abituati». Infatti, di solito alla televisione, o in qualche cd musicale New Age, si sente il canto delle megattere delle Hawaii, una specie completamente diversa, i cui suoni sono molto più leggeri e ricchi di fascino. Le balene del Mediterraneo invece emettono una serie continua e martellante di impulsi sonori su una frequenza particolare. Per fare un paragone si potrebbe dire che se le megattere sono Beethoven, le balenottere del Mediterraneo sono più simili a un moderno compositore di musica da discoteca. La loro frequenza che per qualche strano scherzo è diversa da quelle delle balenottere delle Canarie, ma simile invece a quelle della Scozia. Si tratta comunque di un canto che noi uomini non possiamo ascoltare. Per riuscire a farlo bisogna aumentare la velocità di registrazione di almeno 16 volte.

da "IL MATTINO", 31/12/2005

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.

Archivio blog