L'invenzione di una scrittrice canadese alla Fiera del libro di Londra
La poetessa inventa la penna per firmare autografi a distanza
Una macchina riceve l'impulso e riproduce ciò che viene scritto su una tavoletta elettronica. Sarà noleggiata per eventi mondiali
La poetessa inventa la penna per firmare autografi a distanza
Una macchina riceve l'impulso e riproduce ciò che viene scritto su una tavoletta elettronica. Sarà noleggiata per eventi mondiali
CANADA – La poetessa, autrice di romanzi bestseller e critica Margaret Atwood è considerata una delle autrici di punta del Novecento e una delle principali autrici canadesi di sempre. Ma oltre che di letteratura è grande appassionata di scienza e di tecnologie, che non a caso sono spesso parte del suo lavoro letterario. Così ora non appare tanto singolare che la Atwood si proponga come «inventrice» di un oggetto singolare, che mette la tecnologia al servizio di una delle attività tipiche degli autori famosi: firmare autografi. Marget doveva essere proprio stanca dei crampi alla mano e soprattutto di viaggiare in lungo e in largo per andare ad autografare i libri ai suoi fan. Così, per non deludere i lettori e trovare finalmente un po' di quiete e riposo dalla penna, ha pensato bene di realizzare, da una sua idea, la «LongPen», ovvero la «Penna Lunga». E per dimostrare come funziona l'ha provata per la prima volta domenica alla Fiera del libro di Londra, firmando così le dediche anche sul suo ultimo libro, «The Tent».

DEDICA TELECOMANDATA – La «Long Pen» consiste in una mano-robot telecomandabile da remoto con l'ausilio di un electronic pad e una webcam, e permette di rilasciare autografi e dediche sui libri anche a migliaia di chilometri di distanza. «Un apparecchio democratico» l'ha definito l'autrice canadese, spiegando che permetterà, agli autori che vorranno usarlo, di essere in più luoghi contemporaneamente, superando le barriere di tempo e spazio e facilitandole il contatto con i lettori, ovunque si trovino.
L'ISPIRAZIONE DAI CORRIERI - In realtà l'idea era nata nella mente della scrittrice 66enne già nel 2004, ma al tempo non era stata presa sul serio e quando aveva cercato di spiegare a cosa stava lavorando tutti avevano pensato a uno scherzo. L'ispirazione le era giunta osservando i corrieri postali, in particolare quelli che quando consegnano un pacco fanno firmare per ricevuta non sulla carta bensì sul touch screen di una specie di palmare specializzato, tramite apposito pennino. Affascinata da questa tecnologia per la firma digitale, la Atwood ha quindi cominciato a pensare a un modo per applicare lo stesso principio alle sue necessità. Ovviamente la tecnologia è stata riadattata al caso, ma il principio è rimasto pressoché lo stesso.
NOLEGGIO – La dinamica (ma pigra) scrittrice ha così cercato un partner tecnologico, trovando nell'ingegnere Matthew Gibson e nel suo gruppo la spalla ideale. Insieme hanno fondato addirittura una società appositamente per sviluppare e produrre la sua idea. Ed è quindi nata Unotchit (da leggere «you no touch it», ovvero «senza toccare»), l'azienda che ha fabbricato la favolosa macchinetta e che la noleggerà di volta in volta a case editrici e scrittori che vorranno godere dei vantaggi offerti dall'ingegnosa trovata. E mentre si studiano nuove applicazioni della Long Pen (che potrebbe entrare anche nel mondo dello sport o della musica, al servizio di giocatori o cantanti), alcuni topi di biblioteca già lamentano la scomparsa del contatto personale con l'autore: un'emozione che non può essere sostituita nemmeno dalla più lunga delle penne.
Alessandra Carboni
06 marzo 2006
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