24 luglio 2007

I BARBARI

“Sull’agorà, qui in folla, chi attendiamo?”.

“I Barbari, che devono arrivare”.

“E perché i Senatori non si muovono?
che aspettano essi per legiferare?”.

“È ché devono giungere, oggi, i Barbari.
Perché dettare leggi? Appena giunti,
i Barbari, sarà compito loro”.

“Perché l’Imperatore s’è levato
di buonora ed è fermo sull’ingresso
con la corona in testa?”.

“È che i Barbari devono arrivare
e anche l’Imperatore sta ad attenderli
per riceverne il Duce; e tiene in mano
tanto di pergamena con la quale
gli offre titoli e onori”.

“E perché mai sono usciti i due consoli e i pretori
in toghe rosse e ricamate? e portano
anelli tempestati di smeraldi,
braccialetti e ametiste?”.

“È che vengono i Barbari e che queste
cose li sbalordiscono”.

“E perché gli oratori non son qui, come d’uso,
a parlare, ad esprimere pareri?”.

“È che giungono i Barbari, e non vogliono
sentire tante chiacchiere”.

“E perché tutti sono nervosi? (I volti intorno
si fanno gravi). Perché piazze e strade
si vuotano ed ognuno torna a casa?”.

“È che fa buio e i Barbari non vengono,
e chi arriva di là dalla frontiera
dice che non ce n’è neppur l’ombra”.

“E ora che faremo senza i Barbari?
(Era una soluzione come un’altra,
dopo tutto…)”.

Eugenio Montale - Quaderno di traduzioni
da C. Kavafis



Doble cobertura - foto di Haciendo clack

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