A cura di Antonietta Campilongo
Presentazione: Francesco Giulio Farachi - Pier Maurizio Greco
Vernissage sabato 26 gennaio 2008 ore 18.00 (Cocktail)
Pracownia Galeria, Emilii Plater 14, 00-669, Warszawa

Artisti:
Manuela Alampi, Marco Angelini, Roberto Angiolillo, Domenico Asmone, Marina Baciocchi, Rosella Barretta, Nicola Bettale, Elena Bonuglia, Maria Cecilia Camozzi, Antonietta Campilongo, Adriana Cappelli, Sabrina Carletti, Alessio Casale, Antonella Catini, Benito Coltrinari, Anna Costantini, Enzo Correnti, Paola de Santis, Antonio di Vico, Emilio D’Itri, Rosanna Fedele, Valentina Gerini, Pier Maurizio Greco, Loris Manasia, Francesco Mestria, Mariella Miceli, Consuelo Mura, Sante Muro, Milena Nicosia, Claudio Orlandi, Orodè, Simonetta Pizzarotti, Pino Spadavecchia, Andrea Sterpa, Gloria Tranchida, Silvia Vari, Zoro
Ma cos’è questa differenza?
Credo che l’arte contemporanea oggi più che mai sia obbligata ad inseguire e perseguire le categorie della differenza, ma nel senso di fare degli elementi distintivi ed univoci non tanto termini e mete di ricerca, quanto piuttosto presupposto sistematico e punto di partenza. Sarà che la vera sfida di questa nostra epoca sta in tutto quanto ci fa vivere su un’affilata condivisione di valori e sistemi di vita, in una irrisolta contesa fra la più piatta ed impersonale omologazione e le millanta opportunità di realizzazione individuale e collettiva. La modernità è un sistema globale di relazioni, che produce una profusione di spinte ed energie creative quanto mai nelle età precedenti. Ma che proprio per questo, fa pericolosamente correre il rischio dell’indifferenziazione e dell’indifferenza, dell’assuefazione e del conformismo, e che produce di riflesso un innalzamento della “soglia d’interesse”, per cui solo più intensi e via via più straordinari stimoli sono in grado di accendere attrattiva e coinvolgimento nelle nostre sensibilità narcotizzate.
Come è perciò forse ovvio, anche tutto l’insieme di strutturazione scientifico-estetica, creativa e formativa che costituisce il sistema dell’arte, vero e proprio sismografo di ogni sussulto nei fenomeni umani, già da tempo registra i bisogni e le aberrazioni di questo complesso presente, e non mi sembra affatto per caso che ancora non passino di moda l’esaltazione per l’originalità dell’esito, il riconoscimento di valore per la novità spettacolare e fine a se stessa, in generale l’interesse per un’arte di eccentricità e singolarità, quando non di pura provocazione e stravaganza, che attribuisce dignità d’eccellenza anche alla smaccata ingegnosità, concettuale e materiale, della realizzazione. L’imperativo parrebbe essere più “impressionare” che “partecipare”, e più vellicare l’istinto che suscitare il sentimento. Ma è un discorso lungo articolato e barboso, non adatto a questa occasione; per cui, senza rammarico, lo glisso.
Ecco però che fra le molteplici accezioni della differenza, richiamata nel titolo di questa mostra, la più intrigante reputo proprio essere quella che fa intravedere l’intento sempre rivoluzionario e sovvertitore che si dibatte in ogni artista, finché almeno egli mantiene puro il suo operare ed il suo sentire. Gli sguardi differenti sono tali in quanto scelgono una connessione alternativa con cui esaminare la realtà, un modo inconsueto e personale di dialogare con il vivere comune e l’universalità. Che poi, stringi stringi, è ciò che tutti noi vogliamo dall’arte, è la bellezza ed armonia di un’esecuzione (termine che scelgo appositamente, perché implica l’aspetto materiale e quello immateriale, l’unicità in cui si concretizzano) che proprio attraverso la sua bellezza ed armonia ci spieghi meglio gli affanni delle nostre storie, ci riveli una nuova prospettiva da considerare, ci dia l’introvabile punto di vista a partire dal quale diventi magari più facile capire il mondo.
Questo gruppo di artisti italiani, le loro opere che valicano, in qualche caso per la prima volta, i confini nazionali, sono l’espressione di un’arte giovane e dinamica, attenta alle potenze ed alle resistenze della contemporaneità, ma al tempo stesso felicemente incapace di accantonare una tradizione di inventiva, capacità creativa, sensibilità percettiva che è un vero e proprio abito mentale e pratico, un ordine di valori ed attitudini e applicazioni, che nella molteplicità dei linguaggi e delle tecniche, costituisce la vera essenza della differenza.
Francesco Giulio Farachi
Oggi, sul sito dell'Istituto Italiano di Cultura a Varsavia hanno pubblicato "Different Looks" Arte contemporanea italiana a Varsavia.
RispondiEliminaIl Laboratorio Galeria, sede espositiva elegante e prestigiosa ospita la rassegna "Different looks", curata da Antonietta Campilongo. Una selezione di opere di artisti italiani impegnati nel campo della pittura, della scultura, della fotografia e della digital art. La mostra vuole offrire al pubblico una testimonianza ricca e variegata del panorama artistico contemporaneo italiano proponendo una serie di linguaggi e percorsi di ricerca diversi eppure omogenei per forza espressiva. Tensioni e incertezze di "sguardi differenti".
http://www.iicvarsavia.esteri.it/IIC_Varsavia/webform/SchedaEvento.aspx?id=106