29 marzo 2007

He vivido en la superficie de las cosas.

Mas viví también por fortuna
en las palabras. Ellas iban
incorporándome a la lentitud
penetrando las estaciones de mi piel
dilatando la malla amarga de los días
rastreando el frío y el calor en los seres
zambulléndose en el amor hasta salir al tedio
en el tedio hasta dar en la esperanza
en la esperanza hasta emerger en el asombro
sin yo quererlo o porque lo quería.
Las palabras
maravillosamente
incapaces de compromiso.

No soy un juglar de la descomposición. Acaso
amo sobre todas las cosas
el lugar del canto del pinzón
la aérea ebriedad de las mimosas
y el minuto con memoria del beso de los amantes.
Pero hay que ir hasta el fondo
correr el riesgo
de abrasarse en la resistencia de las cosas
—para sacar acaso la cabeza
al otro lado del espejo
o en el frescor de un nuevo meridiano.

Jorge Riechmann


Mikiru ed io - foto di Mimma Bozzani

28 marzo 2007

Affaticato,

mentre cerco albergo,

mi scopro sotto i fiori di glicine.


Matsuo Basho





Black & White Lines - foto di Maria Cecilia Camozzi

25 marzo 2007

Hay miles de poetas en el mundo
cuyas palabras jamás verán mis ojos,
nunca escucharé sus voces
y al morirme dirán que no los conocí.

De un modo parecido
(yo no soy poeta)
hay miles de poetas en el mundo
que ninguna vez, ni una sola,
podrán detenerse en lo que digo.

Sin embargo,
hay miles de poetas en el mundo.

Y los seguirá habiendo,
a pesar de este día,
en el que no alcanzo a leeros
ni vosotros a mí.

La poesía,

simiente,

no fruto.

Rafael



Vases packed for shipping in a factory in Jingdezhen - foto di www.nataliebehring.com

24 marzo 2007

La stella

E brilla, brilla, tu lontana stella,
Perché sempre io ti veda nella notte;
Il fioco raggio tuo, coll’ombra in lotta,
Mi reca sogni all’anima malata;
Essa si aderge verso te, ed allora
Mi sento il petto libero e leggero...

Io vidi sguardo, un dì, pieno di fuoco,
Che m’è celato da gran tempo ormai;
Ma, come verso te, verso esso volo,
Voglio, benché impossibile, vederlo...

Michail Lermontov



davanti alla finestra - foto di Maria Cecilia Camozzi

23 marzo 2007

Abitare nel segreto cuore...

Io vorrei, superato ogni tremore
giungere alla bellezza che mi incalza,
dalla rovina del silenzio, fonda,
togliere la misura della voce
e cantare all'unisono coi suoni;
stamparmi nelle palme ogni vigore
in crescita perenne e modulare
un attento confine con le cose
ov'io possa con esse colloquiare
difesa sempre da incipienti caos.
Vorrei abitare nel segreto cuore
centro d'ogni più puro movimento,
animare di me gli spenti aspetti
dei fantasmi reali e riplasmare
le parabole ardenti ove ogni grazia
è tocca dal suo limite. Variata
stupendamente da codesti incontri
numererò la plurima mia essenza
entro un solo, perenne,
insistere di toni adolescenti.
Nell'aperta misura delle ali
del più libero uccello,
nel vigore degli alberi,
nella chiarezza-musica dei venti,
nel frastuono puerile dei colori,
nell'aroma del frutto,
sarò creatura in un unico e diverso
principio, senza origine né segno
d'ancestrale condanna.
E so, per questa verità, che il tempo
non crollerà spargendo le rovine
dei violati contatti alla mitezza
del mio nuovo apparire, né la sacra
identità del canto verrà meno
ai suoi idoli vivi.

Alda Merini

foto di Maria Cecilia Camozzi

21 marzo 2007

Spargono al vento
amenti di nocciolo
polvere d'oro


Luciana Torelli



20 marzo 2007

Fuori Serie

Con l’evento mostra “Fuori_ Serie” che s’inaugura ad Aversa (Ce)
il 24/25 marzo alle ore 18.00,
a cura del Centro Artistico Culturale Progresart Presso l’ex MA
in via Lennie Tristano nella sala mostre Caravaggio.

Artisti in mostra

Abategiovanni Enrico - Alampi Manuela - Amendola Leonardo - Baccanti Maurizio - Barretta Rossella - Battisti Carla - Buffardo Gaetano - Camozzi Maria Cecilia - Campilongo Antonietta - Cannavale Michele - Cappelli Adriana - Cardia Andrea - Catini Antonella - Cecere Rosaria - Ceraglieli Piero - Cerchiara Rocco - Correnti Enzo - Cubeta Rodolfo - D'auria Carmen - De Collanz Nunzia - De Polis Susanna - De Rose Antonio - Della femina Gaetano - Della Volpe Giuseppe - Di Caterino Domenico - Donnarumma Giovanna - Faralli Elena - Gaeta Titty - Hic Ivan - Ippolito Gennaro - Johoan Enito - Karwowska Barbara - Lai Andrea - Leonblas - Lia Claudio - Lombardo Gaspare - Lopez Muro Maya - Masiello Pia - Materazzi Roberto - Mazzone Umberto - Consuelo Mura - Napoleoni Emilio - Neri Brunella - Nic - Ortolani Sabrina - Paci Lorenzo - Pezzella Leopoldo - Pergolesi Ilaria - Simonetti Gabriele - Salvatori Paolo - Ribezzi Angelo - Sozio Raffaele - Vacca Massimiliano - Vianello Claudia - Voglio Enza




la locandina
Il fondamento nonché l'obiettivo iniziale della [nostra] trasformazione sta nell'evitare di nuocere agli altri. Dobbiamo sforzarci di evitare di far danno direttamente con parole o atti o indirettamente con pensieri e intenzioni, sia da soli, sia in associazione con altri. Possiamo ferire gli altri con le offese, le calunnie, il sarcasmo o l'inganno, oppure con atti di omissione dovuti all'insensibilità e alla disattenzione. Il modo più sottile di far danno ad altri è indiretto, per mezzo di pensieri, giudizi e atteggiamenti. Quando la mente è dominata dall'ostilità, si possono maliziosamente attaccare gli altri coi pensieri. Anche se apparentemente nessuna ferita viene inflitta, questi pensieri ci modificano interiormente e influenzano il nostro modo di interagire e a lungo andare sono invariabilmente nocivi. Così il punto di partenza della pratica del Dharma è un atteggiamento nonviolento verso le nostre stesse vite, gli altri esseri viventi e l'ambiente. Questo fondamento della pratica spirituale apporta benessere a noi e agli altri. Sulla base della nonviolenza possiamo cercare di essere utili agli altri tenendo presente che qualunque lavoro compiuto sarà altruistico nella misura in cui le nostre motivazioni sono la bontà e l'amicizia.

B. Alan Wallace



foto di shadowplay

19 marzo 2007

QUANDO L’AMORE E’ UNA MEDICINA

di Aldo Carotenuto

ILLUSIONE e verità, memoria e dimenticanza si intrecciano a formare una trama inestricabile di suggestioni e di rimandi emotivi che costituiscono la malattia amorosa e insieme l’iniziazione all’amore. Occorre guardare con attenzione a questo aspetto "iniziatico", all’educazione alla realtà psichica che l’esperienza amorosa può rappresentare per noi.

Solo così si può comprendere l’effetto trasformatore che la dimensione amorosa produce sulle nostre vite. Il turbamento particolarissimo che caratterizza la dimensione amorosa implica uno spostamento di forze interne, un moto centripeto, un’interiorizzazione dell’esperienza.

Ogni evento, ogni gesto, ogni incontro sono oggetto di riflessione, di interrogativi, di timore. L’assenza dell’Altro, la sua lontananza, lasciano l’anima in una solitudine nella quale può auscultarsi, le insegnano a conoscersi, a rendersi permeabile alle minime sfumature del sentimento. Ma la rendono anche docile, grata delle gioie che l’amore regala, capace di ridimensionare le sue pretese reali e di sacralizzare, invece, l’esperienza quotidiana del vivere. Certo, solitudine e attesa significano sofferenza, ma un’unione per realizzarsi ha bisogno di sofferenza, di un vero e proprio patimento interiore.

Così, quella della dipendenza da un altro essere, del bisogno che esso si dia a noi e ci ami perché l’esistenza si illumini di senso, è un’esperienza che, nella sua eccezionalità, è definibile come un’esperienza limite. Eppure, è salutare questa sofferta estraniazione da sé, questa comprensione angosciosa che per esistere io ho bisogno di un’altra persona. L’essere umano, prigioniero della sua chiusa soggettività, povero nella sua presunzione di possedere un capitale denominato IO, ha bisogno del compimento di un "noi" , della pienezza di un incontro per realizzare la sua totalità: siamo degli esseri incompleti che solo nel rapporto possono trovare una realizzazione.

Il desiderio dell’Altro è, in realtà, nella sua più profonda essenza, il desiderio di superare la nostra finitezza, desiderio di trascenderci nella persona amata. E’ l’Altro che con la sua presenza ci fa comprendere quanto poco siamo autonomi e che con la sua assenza ci conferma crudelmente quanto bisogno abbiamo di lui. Ed è attraverso l’incontro che scopriamo la possibilità di trascendere la nostra condizione solitaria: l’apparizione dell’Altro diventa la scoperta di un tesoro inestimabile. Per queste ragioni scopriamo, attraverso il desiderio appassionato della persona amata, che ciò che ci sgomenta è anche ciò che bramiamo di più. Ci sgomenta la solitudine in cui precipiteremo nel momento in cui colui o colei che desideriamo ci farà sentire l’immensità del nostro bisogno d’amore; e tuttavia bramiamo che ciò accada. Tutto è sopportabile pur di provare l’ebbrezza di amare ed essere amati.

Svelare le nostre emozioni più profonde e aprirsi completamente alla persona amata, non dovrebbe essere considerata una manifestazione di debolezza ma, al contrario, espressione di coraggio. Dinanzi a questo genere di esperienze qualcuno preferisce arretrare e sottrarsi al rischio della delusione, ma in realtà comportarsi in questo modo significa commettere uno sbaglio. Anche quando non si viene ricambiati e al dare non corrisponde un ricevere, conviene comunque compiere l’esperienza perché essa ci permetterà di prendere contatto con aspetti della nostra personalità che ci erano del tutto sconosciuti. Possiamo dire che far emergere i nostri stati interni, le nostre emozioni più profonde, implichi già di per sé una manifestazione di coraggio, rivelando la presenza in noi di risorse psichiche di cui non avremmo ma sospettato l’esistenza. La paura fa parte dell’amore, ne viene addirittura alimentata e, a sua volta, lo incrementa. L’essere umano sperimenta se stesso e l’autenticità dei propri sentimenti, soprattutto quando si trova calato all’interno di situazioni difficili, complesse, e la dimensione amorosa è una di queste.

La relazione implica un confronto implacabile tra due alterità, durante il quale l’ebbrezza della fusione lascia lentamente il posto allo sgomento e alla paura. Soltanto il coraggio di vivere i nostri sentimenti potrà ridimensionare o annullare queste emozioni.

IL MATTINO (4 ottobre 2004)

18 marzo 2007

CANCIÓN DE LA LLUVIA

Acaso está lloviendo también en tu ventana;
Acaso esté lloviendo calladamente, así.
Y mientras anochece de pronto la mañana,
yo sé que, aunque no quieras, vas a pensar en mí.

Y tendrá un sobresalto tu corazón tranquilo,
sintiendo que despierta tu ternura de ayer.
Y, si estabas cosiendo, se hará un nudo en el hilo,
y aún lloverá en tus ojos, al dejar de llover.

José Ángel Buesa




Up to the Lake - foto di misarco

17 marzo 2007

Palabras

Brano di storia

quel torrione isolato

scruta il paese


Pietro Baccino



foto di sr_uve

16 marzo 2007

LA TAVOLOZZA DEI SUONI

di Maria Cecilia Camozzi

«La musica si situa laddove il linguaggio termina» così scrive Donald Critchley in uno dei suoi manuali di neuropsicologia. Durante l’ascolto di un brano musicale, infatti, la musica può determinare un ampio spettro percettivo, che va dalla semplice ricezione uditiva a quelle impressioni che difficilmente si riescono a descrivere a qualcuno che non ne ha vissuto e che vengono comunemente chiamate ‘esperienze sinestetiche’.
Le sinestesie percettive, o sensazioni secondarie, si verificano - come definisce in un suo articolo Fernando Dogana - «quando, in presenza di un’unica stimolazione, ha luogo la percezione di due eventi sensoriali». Ancora prima dello studio di Alfred Binet (1889) si aveva notizia di certi individui, clinicamente sani, che avevano la capacità di associare i suoni con immagini di colori e forme. Questa “dote” è perlopiù caratteristica delle personalità artistiche e dei musicisti, tra i quali predomina l’audition colorée o sinopsia. Una sinestesia di questo tipo assume colori e forme diverse a seconda dell’intensità dei parametri fisici uditi, quali l’intensità sonora, la fonte dello stimolo musicale, la tonalità, il tempo e così via. La correlazione fra suono e colore, infatti, è stata spesso sfruttata dai compositori di tutte le epoche, dando luogo a prodotti artistici che cercavano di fondere insieme le due esperienze sensoriali; tra coloro che ne facevano uso, consciamente o inconsciamente, si annoverano: Beethoven, Brahms, Chopin, Liszt, Mendelssohn, Rimsky-Korsakow, Skrjabin, che addirittura scrisse un poema sinfonico, il Prometeo (o “Poema del fuoco”), per orchestra e colori, dove questi ultimi venivano “eseguiti” su una particolare tastiera e proiettati su uno schermo posto dietro l’orchestra.
Le principali caratteristiche - elencate da Dogana - con cui si presenta il fenomeno sinestetico sono sintetizzabili in quattro punti: in primo luogo, l’esperienza è involontaria ed automatica, cioè sorge contemporaneamente allo stimolo, come una specie di riflesso; secondariamente, la sensazione ha carattere di realtà, cioè è percepita come proveniente dallo stimolo e non come frutto della fantasia; è, inoltre, altamente consistente, cioè si riproduce identica a distanza di tempo; ed infine, è generalmente rigida e unidirezionale, cioè l’associazione si stabilisce tra una data modalità sensoriale (ad es. acustica) ed un’altra (ad es. visiva), ma non viceversa.

Esistono diverse teorie, forse un po’ datate, che cercano di spiegare l’origine delle sinestesie: una prima, ad opera di Peillaube (1904), considera questo fenomeno come il prodotto di una catena di associazioni mentali, di cui sono diventati inconsci alcuni legami intermedi: rientra, infatti, nelle normali azioni quotidiane, percepire odori o sapori come più o meno intensi, a seconda del colore dello stimolo da cui provengono; una seconda, ispirata dal lavoro di von Hornbostel (1925), considera l’ascolto colorato come il perpetuarsi di esperienze percettive primitive - si ritroverebbero nei primi stadi dello sviluppo mentale - che si sarebbero poi differenziate durante l’evoluzione. Anche gli associazionisti hanno voluto esprimere la loro opinione, considerando la sinestesia - grazie a serie di interrelazioni stabili ed universali tra i fenomeni che caratterizzano il vissuto sensoriale umano - come risultato dell’apprendimento di connessioni di fatto tra gli elementi dell’esperienza.

Ho trovato, infine, una quarta teoria che si differenzia dalla precedente, poiché non considera l’apprendimento come origine di questo fenomeno ma, richiamandosi all’ipotesi dell’isomorfismo gestaltico, sostiene che, se anche due stimoli appartengono a sistemi sensoriali differenti (ad es. suono e colore), possono nondimeno essere accomunati da profonde analogie strutturali.
Da un punto di vista farmacologico, invece, è stato appurato che il fenomeno sinestetico può essere provocato dall’uso di sostanze allucinogene (Baudelaire e Rimbaud sono i casi letterari più eclatanti) come la mescalina, la marijuana e l’acido lisergico (che già nel XV secolo veniva estratto, per opera delle presunte “streghe”, dalla claviceps purpurea, per ottenere visioni profetiche).
A volte può capitare, sebbene sia un caso raro, che un altro tipo di sinestesia (detta “sensazione terziaria”) si aggiunga a quella suono-colore, e si riferisca ad un altro organo di senso, come l’olfatto, il tatto o il gusto. Schultze, all’inizio di questo secolo, scrisse di un uomo di 30 anni che aveva la caratteristica di associare l’ascolto colorato a sensazioni gustative, così che la musica strumentale gli evocava prima senzazioni di sapore e poi di colore. Secondo la sua esperienza, le tonalità maggiori o minori si distinguevano nettamente dal gusto: dolce le prime e amaro le seconde; inoltre - e questo è l’effetto straordinario della faccenda - si verificava in questo soggetto il fenomeno della ‘perseverazione’: quando il brano musicale terminava, gli rimanevano delle «associazioni postume sapore-colore».
Chissà cosa proverete, dunque, la prossima volta che vi siederete a tavola...

(L'EROE, Hesperia editrice, Parma, 1999)

15 marzo 2007

Io costeggio l’amore



petraluz - foto di Carlos Cazurro




Io costeggio l’amore

Io costeggio l’amore nella luce del mattino,
Da molto vivo dimenticata – nella poesia.
Tu una volta me l’hai detto.
Io so l’inizio –
Di me di più non so.
Però mi sono sentita singhiozzare nel canto.
Sorridevano propizi gli Immortali nel tuo volto,
Quando tu nell’amoroso salmo della nostra melodia
I popoli immergesti e poi portasti in alto.

Else Lasker-Schüler

Traduzione di Nicola Gardini

14 marzo 2007









A piedi scalzi

dono un bacio al mattino

Acqua sul viso


Elisa Allo







Bio - foto di Maria Cecilia Camozzi

12 marzo 2007

Primer amor

(fragmento)

"El amor es una embriaguez divina. Es la suprema angustia y la suprema delicia. Amar es sufrir, es sentir dentro del espíritu todas las tempestades y todas las alegías. Es vivir una vida fantastíca, impregnada de trizteza y de perfumes. Es soñar dulces cosas a la hora del crepúsculo y cosas extrañas en la callada medianoche. Es llevar constantemente en las pupilas la imagen de la mujer querida, y en el oído su voz, y en todo el ser la gloria de su encanto."

Froylán Turcios



Jonathan - foto di Maria Cecilia Camozzi

10 marzo 2007

I luoghi del mondo possono essere sensuali quanto i luoghi del corpo.
Il ricordo di un particolare scorcio di una cittá lontana riempie della stessa malinconia e della stessa felicitá di una mano che accarezza il mio corpo.

Banana Yoshimoto



Peruvian girl - foto di *Elle*

8 marzo 2007

Smooch

"Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso;
e si usano le opere d'arte per guardare la propria anima"


George Bernard Shaw



Smooch - foto di Ezra Caldwell fast boy

7 marzo 2007

Ascolta

Io mi prendo nelle notti
Le rose della tua bocca,
Che nessun’altra ci beva.
Quella che ti abbraccia
Mi deruba dei miei brividi
Che intorno al tuo corpo io dipinsi.
Io sono il tuo ciglio di strada.
Quella che ti sfiora
Precipita.
Senti il mio vivere
Dovunque
Come orlo lontano?

Else Lasker-Schüler



foto di Georg Suturin

6 marzo 2007

per caso mentre tu dormi
per un involontario movimento delle dita
ti faccio il solletico e tu ridi
ridi senza svegliarti
così soddisfatta del tuo corpo ridi
approvi la vita anche nel sonno
come quel giorno che mi hai detto:
lasciami dormire, devo finire un sogno

Antonio Porta

3 marzo 2007

NOSTALGIA


really white snow geese - foto di Stormygirl



NOSTALGIA

Al fin nos hallaremos. Las temblorosas manos
apretarán, suaves, la dicha conseguida,
por un sendero solo, muy lejos de los vanos
cuidados que ahora inquietan la fe de nuestra vida.

Las ramas de los sauces mojados y amarillos
nos rozarán las frentes. En la arena perlada,
verbenas llenas de agua, de cálices sencillos,
ornarán la indolente paz de nuestra pisada.

Mi brazo rodeará tu mimosa cintura,
tú dejarás caer en mi hombro tu cabeza,
¡y el ideal vendrá entre la tarde pura,
a envolver nuestro amor en su eterna belleza!

Juan Ramón Jiménez

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