Siamo avvolti da nuvole di chimica. Nell’aria, negli ambienti in cui viviamo, sui campi agricoli, nei cibi che apparecchiamo in tavola. Sono 80.000 le sostanze chimiche prodotte e poi immesse sul pianeta
18 marzo 2008. Alcuni composti li conosciamo da tempo, di altri ignoriamo gli eventuali effetti negativi. Una cosa è certa: permangono al nostro interno per anni e anni. Li immagazziniamo nei gesti abituali, nella vita di tutti i giorni.
Sul finire del 2006 il giornalista statunitense David Ewing Duncan si è fatto prelevare 14 fiale di sangue per testare la presenza di sostanze chimiche nel suo sangue. I risultati, pubblicati sulla prestigiosa rivista americana National Geographic (anche nella versione italiana) hanno riservato non poche sorprese. Il primo momento della contaminazione avviene attraverso la placenta e il cordone ombelicale e coinvolge parte della zavorra chimica depositata nel corpo della madre; altre molecole indesiderate, i pesticidi ad esempio, arrivano attraverso il latte materno. Anche il momento dei primi giochi è a rischio, a causa degli ambienti inquinati e del contatto con giocattoli con sostanze chimiche. In età adulta si aggiungono altri pericoli: profumi e shampoo contengono ftalati, composti che fanno parte dei famigerati Pops (Persistant Organic Pollutant), sostanze organiche e persistenti che possono determinare la perdita della fertilità, lesioni al sistema riproduttivo, possibile cancro dei testicoli, delle ovaie e del seno.
Il ruolo dell’alimentazione nella contaminazione globale di inquinanti è considerevole. Lo afferma un rapporto del Wwf secondo cui ben 119 sostanze tossiche appartenenti a 8 diversi gruppi di composti chimici sono state rinvenute in 27 campioni di alimenti di largo consumo provenienti da 7 paesi europei. Il dossier del WWF “La catena della contaminazione globale: il ruolo dell’alimentazione" ci dice che la principale via di esposizione alle sostanze chimiche, in particolare quelle persistenti e bioaccumulabili (come il DDT e i PCB banditi da decenni) è l’alimentazione. La “catena di contaminazione” è un percorso complesso che i composti chimici compiono intorno al mondo: dai produttori ai prodotti di consumo, alla fauna selvatica fino agli esseri umani.
L’ultima minaccia degli insetticidi vecchi e nuovi riguarda le api, che stanno subendo una vera e propria decimazione in tutto il mondo. In particolare i neonicotinoidi utilizzati nella concia delle sementi si sono dimostrati pericolosissimi per le api. In Francia sono stati messi al bando e in non pochi Paesi si sta riprendendo in esame la loro autorizzazione di vendita.
Per salvare le api, l’ambiente e il consumatore dal bombardamento degli agrochimici che finiscono negli alimenti è giunto il momento di impegnarsi in prima persona. Apitalia promuove la sottoscrizione di un appello, sarà poi diffuso e presentato alle autorità. Chiede una normativa più efficace sulle sostanze chimiche. Chiede parlamentari europei il bando delle sostanze più pericolose e l’applicazione del principio di precauzione. L’imperativo è che siano fissati requisiti severi per i produttori per garantire trasparenza d’informazione su tali sostanze.
A cura di Massimo Ilari e Alessandro Tarquinio,
in collaborazione con Vita & Salute
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