29 gennaio 2012

Poesia delle partenze



A volte si sente, di quinta mano,
come epitaffio:
Mandò tutto al diavolo,
partì, così, da un giorno all’altro,
e sempre la voce suonerà sicura
che si debba approvare
questa audace, purificatrice,
mossa elementare.

Hanno ragione, credo.
Odiamo tutti casa nostra
e doverci abitare.
Detesto la mia stanza,
le cianfrusaglie accuratamente scelte,
i miei bei libri, un buon letto,
e la mia vita, in ordine perfetto:
così sentite dire

Li piantò tutti in asso
mi lascia eccitato e rosso, come
Allora lei si sbottonò il vestito
o Becca questo, bastardo;
certo, se lui lo fece, io posso farlo?
E ciò mi aiuta a rimanere
sobrio ed industrioso.
Ma andrei via oggi stesso,

percorrerei a gran passi strade cosparse di noci,
mi rannicchierei sotto coperta,
povero, buono, colla barba ispida,
se non fosse troppo artificiale
un passo indietro così deliberato
per creare un oggetto:
libri; tazzine; una vita
riprensibilmente perfetta.


Philip Larkin



 
foto di angelo greco

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