27 novembre 2005

I Fari

Dalla prima torre costruita sull'isola di Pharos, in Grecia, di fronte ad Alessandria, tre secoli prima di Cristo, considerata una delle sette meraviglie del mondo e da cui i signori della notte presero il nome, al mitico colosso di Rodi, il gigantesco simulacro di un dio all'ingresso del porto dell'isola che teneva in una mano un braciere ardente, (quasi un antenato della Statua della Libertà a New York) la storia dei fari prosegue nel tempo. Si sa che fino dai tempi dei Romani grandi fuochi venivano accesi sulle sommità delle colline prospicienti i porti per indicare la via alle navi, mentre nel Medio Evo erano già semplici torri in cima alle quali veniva acceso un fuoco, spesso tenuto in vita da confraternite religiose, fino ad arrivare al 1800, il secolo della farologia, in cui la maggior parte dei fari, in Italia e nel mondo, vengono costruiti e diventano sempre più luminosi, grazie anche al fisico francese Augustin Fresnel ( 1788-1827 ), che mise a punto un sistema di lenti, tutt'ora usato e che da lui prende il nome, che concentrando tutta la luce al centro, potenziava al massimo la fonte di luce che è stata ad olio, a gas di acetilene, fino ad arrivare alle moderne lampade alogene da 1000 Watt. Nei tempi antichi l'uso di tenere accesi dei fuochi sulle coste pericolose per indirizzare i naviganti verso un porto sicuro aveva, alle volte, dei risvolti drammatici. Dei personaggi di pochi scrupoli usavano spostare i fuochi in punti tutt'altro che sicuri, dove la costa era più rocciosa e pericolosa, facendo così naufragare le navi per poterle depredare. Non era difficile che succedesse e sopratutto nelle notti di tempesta questi corsari erano in attesa di poter mettere in atto il loro piano e avevano quasi sempre successo.
Questi saccheggi andarono avanti fino all'inizio del XIX Secolo. In certi paesi nordici se ne parla ancora adesso e queste storie fanno parte del folklore locale. Forse è stato questo il motivo che ha spinto a costruire torri in muratura, anche se il fenomeno non è cessato. I fari hanno una loro personalità, sono diversi una dall'altro nel loro aspetto esteriore, sono collocati in posizioni strategiche, su dirupi rocciosi, su piccole isole semideserte, su basse coste frastagliate, ma sopratutto la loro luce è diversa. Ogni faro ha un suo segnale ben preciso, ed è in base a questo segnale che il faro viene riconosciuto dal navigante che cerca la via nella notte. Lampo, eclissi, eclissi lampo ..... così all'infinito.
I fari sono monumenti antichi, molti risalgono ad epoche lontane, i più recenti sono stati costruiti nei primi anni del 1900 ed hanno quindi già più di cent'anni, ma, sopratutto, i fari non verranno più costruiti, non ce ne saranno mai dei nuovi, sono quindi il ricordo di un'epoca passata che non tornerà più. Quante storie potrebbero raccontare i fari ! Di terribili tempeste che li squassavano alle fondamenta, di salvataggi, di naufragi e, ma c'è un altro aspetto dei fari poco conosciuto, ma altrettanto affascinante: IL MISTERO. Forse perché si trovano sempre in zone isolate e selvagge il pensiero corre a presenze misteriose che li abitano, sarà per via del vento che sibila su per le scale a chiocciola, per il rumore delle onde ai suoi piedi, o per il tamburellare della pioggia sui vetri ..forse si tratta di vecchi guardiani finiti in mare nel tentativo di un salvataggio, o di uomini e donne morti di solitudine, lontani da tutto. Ma la storie più belle le racconta quel fascio di luce che spazza il buio della notte, quel fascio che lambisce il mare, che dice al il marinaio che lì c'è un pericolo da evitare, e che da lì può arrivare al porto e alla salvezza.
foto di Maria Cecilia Camozzi (Faro "La Revellata" - West coast of Corsica, Gulf of Calvi)

24 novembre 2005



eclissi di uccelli
e l’ala che trattiene i venti
improvvisamente ti solleva

ti porta il più lontano possibile
dove la parola ha nidificato

nella tua voce

Thierry Metz

23 novembre 2005

MUJER VIRTUAL

Si supieras
que mientras escribo
te abrazo
y al abrazarte te beso
y cómo te agarro
mientras juego
a que te tengo...

Si supieras
cuánto y tanto
te he soñado
y en sueños
poseído
hasta el delirio
dirías que sí
que quieres más
y gritando exigirías
hasta mi último suspiro
y entonces yo
te mataría de placer
y moriría de pasión
entre tus ay ay ay
tus quiero más
tus otra vez
y dentro de ti
entre músculos tensos
y sudores densos
echaría el ancla
para siempre.

Bruno Kampel

19 novembre 2005

Adriana Lima in the backstage

La fisiologia della memoria


Le più recenti ricerche hanno stabilito che le informazioni vengono immagazzinate in tre"depositi" differenti da cui vengono richiamate. La "memoria sensitiva" trattiene per pochi attimi le informazioni che provengono dagli organi di senso, scartandone il 75%. Del rimanente 25% solo meno dell' 1% viene selezionato nell'area del linguaggio e immagazzinato nella "memoria primaria", (memoria a breve termine), il deposito più limitato dell'encefalo. L'encefalo è in grado di astrarre impressioni figurate, verbalizzare quanto appreso e associarlo con informazioni precedenti. Maggiori sono le possibili associazioni e più è facile che quanto appreso sia ricordato per tempi più lunghi.Le informazioni sono trattenute nella memoria primaria per un periodo variabile tra pochi secondi e alcuni minuti.La trasmissione di un'informazione della memoria primaria a quella secondaria è un processo delicato. Chi decide quale nozione deve essere ricordata e quale dimenticata?

L'ippocampo

L'ippocampo è una formazione nervosa situata sul margine inferiore dei ventricoli laterali, sopra il cervelletto. L'ippocampo fa parte del "sistema limbico" che è la zona del cervello deputata a gestire le emozioni. Oltre all'ippocampo, appartengono al sistema limbico la circonvoluzione che lo ricopre (circonvoluzione para-ippocampale), la circonvoluzione del cingolo al di sopra del cosiddetto "corpo calloso" e il fornice.Tutte le componenti del sistema limbico (strettamente collegate all'ipotalamo) regolano i comportamenti relativi ai "bisogni primari" per la sopravvivenza dell'individuo e della specie: il mangiare, il bere, il procurarsi cibo e le relazioni sessuali nonché, per una specie evoluta come l'uomo, l'interpretazioni dei segnali provenienti dagli altri e dall'ambiente.Questa zona del cervello gestisce le emozioni, i sentimenti e perciò anche la nostra percezione della realtà. Poiché l'ippocampo si occupa della funzione di selezionare le informazioni da trasferire nella memoria secondaria, ne deriva che l'apprendimento e l'oblio sono notevolmente influenzate dalle emozioni positive e negative. Se si prova disgusto per una materia, la possibilità di apprenderla è scarsa.Un apprendimento di base positivo ("apprendimento giocoso") stimola il ritmo di trasferimento nella memoria secondaria, al contrario un atteggiamento negativo rende più difficile l'apprendimento.Un atteggiamento positivo può nascere spontaneamente, ma può essere notevolmente incrementato stimolando la motivazione, anche l'auto-motivazione. Come le informazioni vengono immagazzinate nell'encefalo. Si è constatato che se parti dell'encefalo vengono distrutte da un ictus, non vengono cancellate informazioni specifiche memorizzate. Non esistono cioè delle zone dove vengono memorizzati singoli dati, come in un disco fisso di un computer.Ogni informazione è ripartita attraverso un intero complesso di cellule della memoria.Se si richiama alla memoria un dato è sufficiente presentare una piccola parte del modello (una associazione) e l'intero modello viene ricostruito.Se diverse associazioni vengono usate per modelli simili si possono creare confusioni.L'encefalo, in conclusione, non memorizza i dati come fossero una fotografia, ma attraverso associazioni, con un procedimento simile all'ologramma, ed è possibile, anche quando non tutti i dati vengono richiamati, ottenere comunque un'immagine intera, anche se sfocata.

Memoria a breve termine e a lungo termine

Ci sono due meccanismi di immagazzinamento delle informazioni, uno per la memoria a breve termine (MBT) e uno per la memoria a lungo termine (MLT).Nelle memoria temporanea (a breve termine) si verifica un rapido deterioramento delle informazioni, mentre la memoria a lungo termine conserva le informazioni in modo sostanzialmente stabile. L'informazione che arriva alla MBT, se non è oggetto di attenzione, comincia subito a cancellarsi anche se, mediante una ripetizione, può essere restaurata.La capacità della memoria a breve termine è quindi limitata: se un'informazione non viene ripetuta con sufficiente frequenza, scompare. Il complesso dei dati presenti in ogni istante nella memoria a breve termine viene detto "cuscinetto di ripetizione". L'informazione viene conservata nel "cuscinetto" finché non è trasferita nella memoria a lungo termine o finché non è rimpiazzata da una nuova. La memoria a lungo termine si considera essere virtualmente illimitata, ma la riattivazione di un'informazione può essere impedita dall'incompletezza delle associazioni necessarie alla sua identificazione. L'oblioLa rievocazione immediata di un'informazione può mancare perché non è stata trasmessa alla memoria a lungo termine. La rievocazione di un'informazione della memoria a lungo termine può mancare perché non ci sono sufficienti legami per metterli a fuoco.Questa teoria spiega anche perché taluni ricordi appaiono "rimossi": tali ricordi sono inaccessibili perché la loro presenza sarebbe inaccettabile per il soggetto a causa dell'ansia o dei sentimenti di colpa che potrebbero attivare. Non sono perciò scomparsi, ma il subconscio evita che le associazioni necessarie si formino. Gli individui colpiti da amnesia non dimenticano tutto, solo degli elementi personali. Ciò avviene spesso per un trauma emotivo al quale l'amnesia permette di sfuggire. Spesso poi parte di tali ricordi riaffiora quando vengono evocati dalle giuste associazioni.


Consigli pratici

Essendo l'ippocampo deputato alla filtrazione dei stimoli da trasferire alla memoria, bisogna cercare di associare alle nozioni che si vogliono ricordare delle emozioni positive. Bisogna cercare di trovare, anche in una materia apparentemente ostica, dei motivi di interesse sia diretti, sia indiretti (per esempio dei vantaggi che tale conoscenza potrebbe fornire). Bisogna cercare motivazioni positive e, se non ci sono, crearsele con l'automotivazione. In questa fase di automotivazione si devono utilizzare tutte le tecniche di convincimento e di comunicazione di cui si dispone. Può durare anche a lungo, ma i risultati sono sorprendenti.Se si intraprende un nuovo corso di studi, se si decide di imparare una lingua bisogna prima essere "realmente" convinti che la materia ci interessa e cercare di stimolare tale interesse al massimo, apprezzandone tutti gli aspetti positivi, anche marginali o indiretti. Questo processo può richiedere molto tempo e può avvenire in contemporanea allo studio.Per migliorare l'apprendimento di una singola nozione, tenendo conto dei meccanismi citati, conviene ripeterla più volte e creare più associazioni possibile. In tal modo sarà certamente più facile richiamarla. Per un nome si possono creare associazioni tra una parte di esso e nozioni a noi note, per un numero, ad esempio una data, delle associazioni con altri numeri o semplicemente delle associazioni "interne" al numero stesso.

continua su http://www.psicopedagogika.it

16 novembre 2005



Hair and Buttocks - foto di Ralph Gibson

Si capisce che fa freddo? La temperatura sta calando per una corrente di aria fredda dalla Siberia...

15 novembre 2005

AMORE


come uragano
partito
dalle viscere della terra
e dai confini dell'universo
ti abbatti
su un'anima
che s'innamora

come vento
che scuote
impetuoso
le cime
degli alberi
la sconvolgi

poi

risacca
che giochi
e rigiochi
sulla battigia...
l'accarezzi

vorrei dar vita
al bimbo
che costruirà castelli

vorrei dar forza
all'onda
che li dissolverà

in un gioco...
senza fine


Juan Baladán Gadea




foto di hat23

14 novembre 2005

Le metafore, con cui ogni Maestro è costretto a vestire il proprio linguaggio, diventano così ciò che esse sono in realtà: dita che indicano la luna. La distorsione diventa difficile, non si riesce più a leggere alla lettera: con dolcezza e fermezza, ci viene costantemente ricordato che proprio il nostro attaccamento alla mente impedisce di leggere, rende ciechi, genera una tenebra che va vista e compresa, altrimenti la realtà e la verità della vita non entreranno mai nel nostro cuore. Essere consapevoli è la via, e questo richiede costanza e determinazione: a questo invitano le parole del Buddha, ma per evolvere in quel senso, occorre lasciar cadere tutto ciò che abbiamo accumulato, in termini di sentito dire, di impressioni, di sensazioni. Occorre abbandonare tradizioni e ideologie, disimparare ciò che ci è stato inculcato in tanti anni di educazione... occorre muoversi con cuore deciso, determinato, fermo e inflessibile. Per questo è vitale leggere, oggi come ieri, l'esperienza cui il Buddha invita, nelle parole e soprattutto nell'essere di qualcuno che ha percorso quel sentiero, giungendo a toccare le vette altrimenti invisibili, oscurate dalle nebbie del nostro processo di pensiero, per questo, è consigliabile leggere Osho, ascoltare ciò che egli ha da dire. E il messaggio è sempre lo stesso: come Buddha egli chiama alla vera vita: 'Anche tu puoi raggiungere le stesse vette dell'essere. Svegliati! Alzati! Incamminanti! Quel viaggio può iniziare qui e ora! Adesso!'

Osho in
La mente che mente

9 novembre 2005




Ali di luna,
in un cielo profondo,
baciano stelle

Maria Cecilia Camozzi

6 novembre 2005

Sinestesia del Flamenco #87 - foto di Maria Cecilia Camozzi

Secondo la concezione orientale della vita il QI è una energia vitale, la sostanza primaria di tutto l'Universo che ha origine dall'interazione di Yin e Yang e scorre in tutto il corpo lungo canali che non hanno consistenza materiale, chiamati nella medicina tradizionale cinese i meridiani. Se il cuore è calmo e il corpo rilassato il QI circola dentro di noi in armonia con l'energia dell'Universo.

2 novembre 2005

1 novembre 2005

Parapluie rouge - foto di Maria Cecilia Camozzi

La giornata di oggi, piovosa... dove anche le rosse foglie autunnali si amalgamano al grigio indefinito che mi circonda, mi crea un particolare stato d'animo. Come di sospensione o di strana attesa.

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