"Pregunta una cosa y serás ignorante durante unos minutos, no la preguntes y lo serás siempre"
30 novembre 2006
Incrocio d'onde
29 novembre 2006
28 novembre 2006
Notti d’agosto
Notti interminabili di agosto
con la luna, con l’oscurità,
cui segue l’animazione del giorno,
che copre il rumore del mare.
Titos Patrikios
Traduzione di Nicola Crocetti
foto di strelitzia
27 novembre 2006
MIRO TUS OJOS
tu faz que agostó la vida;
miro la nieve caída
en tus cabellos dorados.
Eres la misma que fuiste,
toda tú en manos y cara.
Antes Noemí y ahora Mara,
la misma, mucho más triste.
Te ves como en un espejo
en mi mirada cansada,
y piensas, sin decir nada,
que yo también estoy viejo.
Si no paz, y si no olvido,
espero algo, y tú también.
Estamos en un andén
después que el tren ha partido.
Ezequiel Martínez Estrada
26 novembre 2006
LOCA
La noche, que es siempre ambigua,
te enfurece -color
de ginebra mala, son
tus ojos unas bichas.
Yo sé que vas a romper
en insultos y en lágrimas
histéricas. En la cama,
luego, te calmaré
con besos que me da pena
dártelos. Y al dormir
te apretarás contra mí
como una perra enferma.
Jaime Gil de Biedma
25 novembre 2006
Si se me
olvidara escribir
me dolería
la cabeza,
si se me
olvidara amar
el saber
quizás creyese
en el final como
único límite ,
si las formas
del mundo
son verdaderas ,
quizás gasto
tinta en rodearlas
de palabras o
metáforas abrasivas ,
si dejase de leer Platón ,
quizás estaría durmiendo
a las 14:47
con los pies
sobre un cojín.
Almudena González Vega
24 novembre 2006
Antidoto alla depressione
Non aiuta tanto l'analisi, per superare un momento di depressione, quanto la sintesi, il cercare di cogliere e ritrovare i valori che stanno alla base del proprio essere, per ridare così vita ad aneliti e sogni attraverso il racconto di sé.
Facendo emergere la capacità di volgere il proprio sguardo verso l’interno diventa possibile raggiungere le regioni dello spirito, là dove albergano le qualità più belle dell’essere umano.
Un senso di vuoto, l’impressione di non avere più niente da dire, di non aver più energie né desideri, la perdita del senso della vita è ciò che caratterizza la depressione.
Chi ne è afflitto va all’affannosa ricerca dei perché – la familiarità, l’ereditarietà, il non essere stato sufficientemente amato, riconosciuto, apprezzato, stimato- ma le risposte, anche quelle che sembrano illuminanti e sembrano aver individuato le cause, non offrono un gran sollievo. Esplorare la cantina della psiche può aiutare indubbiamente, ma altri passi sono senz’altro più risolutivi.
Uno di questi consiste nell’andare alla ricerca dei momenti di grazia che hanno caratterizzato la vita, i momenti di presenza in cui la persona abbia manifestato attitudini, capacità. Ahimè, a volte chi è depresso non trova niente, il buio assoluto, ma se ci si sposta sulle qualità dell’anima allora magari qualcosa succede, non gli si sta chiedendo che cosa sa fare, le competenze che ha, ma “chi è”: ha espresso qualche volta il senso della compassione o della libertà o della giustizia? E anche sa cos’è solidarietà, amore, tenerezza, dolcezza?
Gli si stanno indicando i valori dell’essere, non gli si sta chiedendo la sua storia o che cosa ha combinato nella vita perché in questo secondo ambito è attrezzato con pensieri, emozioni, sentimenti, sensazioni fisiche tutti negativi che lo fanno girare in tondo in una maniera sempre più viziata, sempre più disfunzionale al suo benessere.
Le persone cominciano allora ad esprimersi a dire di sé anche se nei termini nostalgici come di qualcosa che poteva essere e non è stato, quei valori che anche se non si sono incarnati bene vengono ancora custoditi e sentiti come preziosi.
Un po’ come la storia del vaso di Pandora dal quale emersero tutti i mali del mondo ma nel fondo rimase la speranza, quando si sta male si fanno emergere dall’interiorità (il vaso) fatti, storie, recriminazioni, accuse, colpe e sembra che sia tutto, ma se si guarda ancora ciò che si trova sono i valori dell’essere che sono intrinseci, non hanno storia, sono onnipresenti.
Da qui si può partire. Recuperarli come sensi intimi – intimi vuol dire solo miei, che sono colorati di me, che con me stanno bene e solo il mio bene ricercano – ed esprimerli.Sì, sono stato solidale, sì ho cercato di comprendere e di amare, si mi sono stupito o incantato di fronte alla bellezza, si mi sono commosso a volte, ho condiviso, ho sorriso, amato e a poco a poco si articola il mondo interiore, si mobilita il sentire in altre direzioni che non siano più quelle dell’autoaccusa.
La persona può ridiventare “erotica” cioè presente ai suoi desideri, ai suoi aneliti, alle sue passioni.Espressione di sé è il contrario di depressione. Ognuno lo può.
Maria Castiglione
22 novembre 2006
22 novembre - Santa Cecilia
Tanto ho pensato a te
e ho scritto tanto di te
senza proprio sapere chi tu fossi.
In tante e tante camere ho dormito
senza averti al mio fianco
e tante son le case
nelle quali ho abitato, senza di te.
Tante son le città in cui non ti ho incontrato.
Tante sono le cose che ho esaurito
o smarrito per via verso di te,
e tante possibilità ho sprecato,
tante vite che la tua presenza qui e ora
mi fa sentire perdute
che ormai ti posso vedere solo
come la luce primaverile che talvolta
sfiora la tua gota o accende l’ardore dei tuoi occhi
lasciando le ombre ancora più fredde e più profonde.
Henrik Nordbrandt
Traduzione di Maria Giacobbe
19 novembre 2006
18 novembre 2006
L’arte incontra il gioco, si riprende la libertà di stravolgere le regole del sistema sociale e la logica del pensiero razionale. Casualità, stupore, meraviglia e proiezioni fantastiche convivono e si armonizzano in una dimensione “altra”, apparentemente dissonante, che costituisce il territorio dell’espressione artistica svincolata dal concetto di mimesi.
L’arte, come il gioco, non accetta imposizioni, non conosce obblighi, per definizione è un atto libero.
Libera di rappresentare, alludere, ricostruire o distruggere, delineando trame e intessendo storie, dal finale a sorpresa.
L’elemento ludico irrompe nell’arte come trasposizione di una imprevedibile dimensione spirituale e irrazionale, manifestandosi in nuove forme che dalle avanguardie storiche del ‘900 portano all'happening e alle performance dei primi anni '60, al graffitismo, al video e alle manipolazioni digitali.
Gioco libero, quindi, ironica rivoluzione espressiva, sotto il segno della decostruzione di linguaggi, convenzioni e comportamenti prestabiliti.
Nelle opere esposte, come finestre, si accendono porzioni di mondi paralleli tenuti in vita da fantastiche sostanze artificiali, dissacranti e tenaci, brucianti come il desiderio.
Anche stavolta, la fantasia “andrà al potere” con la forza dirompente dei sogni, sospendendo ogni giudizio, con o senza violenza, sicuramente senza peccato.
Pier Maurizio Greco
Artisti:
MAURIZIO BACCANTI - MARIA CECILIA CAMOZZI - ANTONIETTA CAMPILONGO - LUCIANO CAMPITI - ANTONELLA CATINI - ROCCO CERCHIARA - CIRO CIANNI - LUIGI CIPOLLONE - ALEXANDER LUIGI DI MEGLIO - PIER MAURIZIO GRECO - GASPARE LOMBARDO - SABRINA ORTOLANI - CARLA PECCOLO - ILARIA PERGOLESI - ANGELO RIBEZZI - GIUSEPPE SICILIANO - LUCA SONCINI - ANDREA STERPA - KATIA TITOLO - SAYAT USAKLIGIL
Genere: Arte contemporanea collettiva
Titolo: Homo Ludens – quando l’arte entra in “gioco”
Periodo: dal 2 al 11dicembre2006
Sede: Galleria Neoartgallery
Indirizzo: via Urbana 122
Città: Roma
Inaugurazione: Sabato 2 dicembre ore 18.30
Orari : dal martedì al sabato 15.30/19.30
Ingresso: Libero
A cura: Antonietta Campilongo
Presentazione: Pier Maurizio Greco
info:
neoartgallery@neoartgallery.it
www.neoartgallery.it
tel. 06 4740795
15 novembre 2006
il passato ritorna
altra vita, tu.
daniela stefani
Umbrella for lightnings - foto di Irina Souiki, da http://www.utata.org/
14 novembre 2006
Nero e duro distacco
che io sopporto al pari di te.
Perché piangi? Dammi meglio la mano,
prometti di ritornare in sogno.
Noi siamo come due monti...
non ci incontreremo più a questo mondo.
Se solo, quando giunge mezzanotte,
mi mandassi un saluto con le stelle...
Anna Achmatova
Traduzione di M. Colucci
13 novembre 2006
Oltre ogni confine
Un tracciato profondo unisce origini e “storie” di due luoghi, compone un itinerario ideale confrontando identità culturali, amori e passioni che deflagrano nell’espressione artistica, oltre ogni confine.
E il colore, come uno sparo, esplode sulle tele affiancate, distinte, mostrate allo sguardo come corpi nudi.
I segni tracciati appaiono lì; distesi e ricomposti in alfabeti inquieti, prendono corpo, si animano nelle diverse forme.
Nei linguaggi diversi, le tecniche e i pigmenti stesi con perizia sulle superfici amplificano lo spazio imposto, mostrando la loro ricchezza.
Ci sono corpi, volti, impronte, simboli e stratificazioni, iperboli del pensiero che cattura il tempo di un momento, un ricordo, un desiderio, colmando il vuoto, trattenendo il respiro.
E le voci, intorno.
Le voci corrono lungo le pareti dell’Edificio, “luogo” di conoscenza, crocevia di idee, teorie, sostanze, flussi.
E la città che intorno sale, si snoda lungo il fiume e non si arresta.
Lubiana, la romana Emona dichiara la sua storia, non lontana dalla nostra; migrazioni umane e culturali si stagliano sulle preziose facciate di ogni tempo; e la bellezza, ancora una volta, supera ogni limite e si mostra, senza veli, “oltre il confine”.
Depliant della esposizione collettiva a Ljubljana
Artisti:
Alampi - Barrucco - Camozzi - Campilongo - Giocampo - Cappelli - Catini - Giacon - Greco - Mezzacappa - Mura - Nurigiani - Paolucci - Siciliano - Sterpa -Taliani
Genere: Arte contemporanea collettiva
Titolo: Oltre ogni confine
Periodo: dal 16 novembre al 13 dicembre 2006
Sede: Università di Lubiana
Indirizzo: Kongresni trg 12 -1000
Città: Lubiana Orari della galleria: Dal lunedì al venerdì ore 8.00 19.00
Ingresso: Libero
A cura: Antonietta Campilongo
Presentazione: Pier Maurizio Greco
allestimento: Breda Cuk
info: anto.camp@fastwebnet.it; www.uni-lj.si/
tel. 3394394399- +386 1 241 85 00
12 novembre 2006

David A. Cooper
11 novembre 2006
AD ASTRA PER ASPERA
Cuando el pensamientoes más rápido que el tiempo...
cuando la exitencia
no se explica en palabras
se parece
a estellas que prometían encender
la antorcha que nos guiaba.
Apartando con los pies
lo innecesario y lo mero aparente
del camino,
pisando sobre lo que
se me asemeja,
lo harto simétrico ;
la estructura copórea que creo
mi propio reflejo.
La abundancia que rodea
un deseo personal
es infinita y
su camino,
rodeado de espinas.
En ocasiones perdí
mi instinto ,
como un lobo estepario
malherido y ciego
por la acción humana ,
y esta misma mano
me arrebató el horizonte.
Cuantas veces me equivoqué
para vivir acertando...
cuando el pensamiento
es más rápido que el tiempo ,
planta nuestros pasos
sobre tierras vertiginosas.
Almudena González Vega

Eclipse - foto di Maria Cecilia Camozzi
10 novembre 2006
ALOE VERA
Il documento più antico in cui si fa riferimento all'Aloe vera pare sia il Papiro di Ebers (circa 1500 a.C.), che è attualmente conservato all'Università di Lipsia, nel quale sono elencate le proprietà salutari della linfa di questa pianta, così come veniva utilizzata nell'antico Egitto ove, tra l'altro, entrava nella formulazione dei preparati adoperati per il processo di imbalsamazione.
Persino Ippocrate (460-337 a.C.), forse il maggiore medico dell'antichità, fondatore di una scuola medica che tramandò i suoi insegnamenti in una collezione di oltre 60 libri, cita ripetutamente l'uso dell'Aloe nei suoi trattati, decantandone le proprietà antinfiammatorie, rigeneranti, disinfettanti, antiscottature.
Dioscoride, medico greco (20-70 d.C.), autore del più antico trattato di farmacologia a noi pervenuto, il "De materia medica" nel quale parla diffusamente delle erbe officinali, descrisse ampiamente i benefici effetti di questa pianta per la guarigione di piaghe, cicatrizzazione di ferite, protezione e sollievo contro scottature, pruriti e infiammazioni cutanee.Durante il Medio Evo e il Rinascimento l'uso medicinale dell'Aloe si diffuse in Europa, e il suo uso a scopo curativo venne introdotto anche nel Nuovo Mondo, forse per opera dei missionari spagnoli. Da quel momento la coltivazione della pianta si diffuse dapprima nei Caraibi e successivamente in Messico e Sud america.
E' notevole il fatto che gli usi antichi di questa pianta sono gli stessi di oggi: tutti gli studi e le ricerche moderne non hanno fatto altro che confermare la validità di quello che più di mille anni fa già si metteva in pratica.
Il fatto che l'uso dell'Aloe Vera non si sia diffuso come era lecito aspettarsi, è dipeso dal fatto che non si conoscevano adeguati sistemi per una razionale e sicura conservazione dell'estratto della pianta, problema che oggi è stato superato.
L'Aloe è una pianta grassa dalle foglie succulente, il cui nome deriva forse dal termine greco "als-alòs", che vuol dire sale, ma anche mare, forse a significare che il suo habitat è proprio vicino al mare; mentre un'altra derivazione attendibile sembra essere quella che la fa discendere dal vocabolo arabo "alua", che vuol dire amaro, come in effetti è amaro il succo completo della pianta.
Sotto il nome di Aloe sono elencate numerose specie di questo genere di piante (circa 250) che appartengono al genere delle Liliacee, ma la specie oggetto di questa trattazione è solo l'Aloe Vera, intendendo con questa definizione l'Aloe barbadensis Miller.
L'habitat di questa pianta è molto vario, infatti comprende sia il bacino del Mediterraneo, sia i paesi orientali quali Africa orientale, India, isole dell'oceano Indiano, ma anche il continente Americano, dal Texas al Messico fino al Venezuela, e anche l'Oceania.
La pianta cresce spontanea su terreni secchi e calcarei, ma si può anche coltivare, sia per seme che per talea.
Dalle foglie della pianta di Aloe Vera si estrae, con lavoro manuale, un succo denso, concentrato, gelificato, ottenuto eliminando attentamente la parte più esterna della foglia, che è ricoperta da piccole ghiandole contenenti antrachinoni, sostanze dall'azione lassativa o purgativa, secondo il dosaggio, azione che non sempre è desiderata. Una volta privata di questa parte, della foglia rimane la parte centrale quasi bianca, traslucida, che viene macinata e centrifugata per eliminare le fibre: in questo modo si recuperano in maniera integrale tutte le molecole di interesse fitoterapico in essa contenute, pare oltre 200, in grado di esplicare molteplici attività di carattere biologico.
La lavorazione delle foglie va effettuata nel più breve tempo possibile, poiché la conservazione causa un decadimento delle sue proprietà, tanto più marcata quanto più le foglie restano immagazzinate dopo il taglio. Le perdite di proprietà sembrano essere il risultato di attività enzimatiche che avvengono dopo che la foglia è stata rimossa dalla pianta, quindi è necessario procedere subito alla stabilizzazione del gel, una volta che venga estratto dalle foglie.E' dunque molto importante scegliere prodotti di alta qualità, che garantiscano un elevato standard di produzione, oltre ad una materia prima coltivata biologicamente.
Ma veniamo alle numerose proprietà del succo puro di Aloe Vera: assunto per via interna complessivamente esso depura l'organismo sia dalle tossine esogene, provenienti quindi dall'esterno, introdotte per via orale o respiratoria, che da quelle endogene, prodotte quindi direttamente dalle nostre cellule, come i cataboliti, aiutando così l'azione depurativa del fegato, dei reni e del sistema linfatico.
Inoltre stimola e riequilibra il sistema immunitario, aumentando le difese dell'organismo; è di aiuto nei problemi ossei e articolari, come l'artrite; svolge una marcata azione eupeptica, colagoga, antinfiammatoria sull'apparato digerente, con effetto cicatrizzante, riepitelizzante, riequilibrante del pH e della flora batterica gastrointestinale.
Il succo puro di Aloe Vera è perciò utile in caso di disturbi gastrici quali gastrite e ulcera, colite e colon irritabile, emorroidi, ma anche reumatismi; la grande ricchezza di vitamine, minerali e aminoacidi fa del succo di Aloe Vera un ottimo antiossidante, nutriente e tonificante cellulare.
Per uso esterno il gel di Aloe Vera è largamente conosciuto per le sue proprietà antinfiammatorie, lenitive, calmanti, idratanti, anestetiche, rinfrescanti, cicatrizzanti, antibiotiche, quindi il suo uso è ideale in caso di pelle secca e danneggiata, mani screpolate, irritazioni della pelle e ustioni, scottature solari, punture di insetti, prurito, abrasioni e dermatiti, lesioni ulcerative, piaghe, pustole della varicella pruriginose, nonché trattamenti pre-solari e doposole.
Comunemente si crede che il marcato effetto emolliente e risanante dell'Aloe vera gel sia da ascrivere alla presenza in esso di polisaccaridi, ma queste sostanze, da sole, non spiegano i numerosi effetti benefici di questo gel, per cui è lecito affermare che le sue numerose proprietà siano il frutto di un sinergico effetto di questi composti con le altre numerose sostanze presenti; il significato stesso di sinergia ci dà la spiegazione: il termine deriva dalle parole greche sin=insieme ed érgon=opera, che sta proprio ad indicare un'azione correlata a più strutture, la somma, il potenziamento di un'azione dovuta ad elementi che lavorano "insieme", come avviene nell'estratto vegetale integrale, 'in toto', che è sempre più attivo dei principi attivi isolati, anche se usati contemporaneamente.
Questo dimostra ancora una volta, ma forse non ce n'era bisogno, che l'uomo non è ancora riuscito a copiare la Natura!
http://www.lerboristeria.com
8 novembre 2006
7 novembre 2006
In memoriam
Non te ne andare
come se fosse l'ultimo
tuo gesto al mondo
Pietro Baccino

the last picture of Murcì (in memoriam) - foto di Maria Cecilia Camozzi
6 novembre 2006
"Hoy es el día en que disfruto el placer de triunfar sobre un ánimo dispuesto a rechazarme ya armado de prejuicios contra mis acciones anteriores."
Jane Austen
Summer Dreams - foto di senaatis
5 novembre 2006
Muladhara,il primo chakra, governa i nostri impulsi istintuali e dunque gli impulsi primordiali, primo fra tutti il sopravvivere. Armonizzarlo significa tornare ad avere fiducia nell’istinto, con il nucleo profondo del nostro essere fisico, col nostro terreno naturale.
Il primo chakra si radica nel corpo, nella terra, nella materia fisica che ci compone. È la nostra radice, il posto da cui veniamo: l’utero, la terra, la famiglia, la nostra infanzia.
Nessuna pianta sopravvive senza radici.
Armonizzare il primo chakra significa onorare il tempio del corpo, ritrovare le basi, rifondare la radice, tornare alla terra e avere fiducia dell’istinto.
Muladhara è il diritto di esistere, di vivere, il diritto di avere quanto ci serve per sopravvivere.
Come raggiungere questa armonia?
Concentriamoci su ciò che vogliamo, che profondamente desideriamo e specifichiamolo. Accettiamo la limitazione che è necessaria per conseguirlo, vinciamo i pretesti che ci allontanano dalla sua realizzazione.
Sviluppiamo fiducia che qualcosa di bello possa accadere nella nostra vita.
Tracciamo il confine fra noi e gli altri.
Se siete genitori accarezzate i vostri bambini e aumentate la percezione del confine “pelle” in modo che non ci sia mai confusione fra chi essi sono e chi sono gli altri.
Il limite è necessario e va appreso, sentito.
La sopravvivenza necessita del confine.
Se non puoi nutrire te stesso non puoi nutrire gli altri, soprattutto se nutrire il prossimo significa dimenticare se stessi. Questo è quanto capita a chi deve sempre correre per sostenere una madre malata, a chi ha sostenuto i fratelli come un padre, a chi ha accolto sulle proprie spalle le necessità di sopravvivenza degli altri.
Amare il prossimo come se stessi è onorevole, ma innanzitutto dobbiamo amare noi stessi.
Lavorare sul radicamento
Disegnare il corpo
Il massaggio vi aiuterà a sentire il vostro confine pelle e a riappropriarvi delle esigenze del vostro corpo. Sciogliete la tensione muscolare e abbandonatevi alle mani di un’altra persona. Fate in modo che qualcuno si occupi dolcemente di voi e non soltanto voi degli altri.
Restituitevi questa gioia.
Danza
Danzate a piedi nudi, sentite il pavimento della vostra casa, la terra, la sabbia, l’acqua. Dedicatevi a pratiche dinamiche e non solo meditative, che nutrono soprattutto i chackra superiori. Dedicatevi al corpo che non mente mai su come state realmente.
Affermare il territorio
Quando il vostro corpo sarà affermato potrete più facilmente dire di no. Arrabbiatevi, difendetevi, confrontatevi con gli altri. Siate vivacemente vivi e raccogliete la vostra esperienza del mondo, sentitela sulla pelle, nelle viscere. Cercate di capire se fa per voi e dunque accettatela o respingetela con forza.
Stefania Piloni
A Gabriela Mistral
Antes de echar mi cuerpo al ebrio río,
muy ebria ya, entré por las abiertas
puertas del templo; oí a una rata huir.
El atrio era una vieja madriguera.
Y le dije a mi Dios, en cualquier parte,
que pecar, no pequé, y ni siquiera...
Un relámpago atroz iluminó
las pocas velas y tronó la iglesia.
No supe qué decir, mas las palabras
fluían de mis lágrimas, sinceras.
Los santos parecían escucharme
con esa educación de gente vieja.
Y por si ahí estaba, a Dios le dije,
que amar, amé. Mis huesos di a las fieras.
Jesucristo en la cruz olía a herrumbre.
El río me aguardaba entre las piedras.
Delfina Acosta
23 Thoughts - foto di floffy
4 novembre 2006
"L'eremita delle rocce di Go"
la contemplazione come un disegno vergato su una parete;
la meditazione come un disegno inciso nella pietra.
Gyalwa Godrakpa
3 novembre 2006
Questo è ciò che accade quando crediamo che l'unico modo di estinguere i desideri sia di soddisfarli. Una comprensione differente e liberante albeggia quando cominciamo a prestare attenzione a questa potente energia nella nostra vita.
Joseph Goldstein
Clouds Over Yellow House - foto di P H Yang http://photo.phyang.org
1 novembre 2006
Impossibile è ciò che evidentemente non può esistere nella realtà. Si dice “una vita impossibile”, “un amore impossibile”, “un lavoro impossibile”, addirittura “un sogno impossibile”, etc., e si intende sempre qualcosa che evidenzia la distanza, spesso l’opposizione, fra quella che si vorrebbe fosse la realtà e quella che effettivamente essa è, fra ciò che si vorrebbe vivere e quello che concretamente tocca di affrontare. Ne deriva che l’impossibile contiene sempre un’idea delle cose come dovrebbero essere, cioè della perfezione, e ad essa fa riferimento. Anzi l’impossibilità è una sfumatura della perfezione, e viceversa, entrambe sono dichiarazioni di una medesima irrangiugibilità, di una stessa tensione ideale.
L’Arte si sviluppa come dialogo costante con le categorie dell’impossibilità. Ogni artista traspone nella sua opera un’interpretazione, e quindi una concezione ideale che gli fa vedere il mondo, anche nelle rese più veristiche, fuori dalle regole del reale e della palmare oggettività. L’artista immagina l’impossibile, perché è lui che dà le regole al mondo, lo inventa secondo il proprio senso ed il proprio concetto estetico. Ed in modo evidente ogni mondo artistico è un mondo impossibile. L’artista, poi, immagina l’impossibile in senso letterale, perché proprio all’impossibilità della sua concezione dà immagine e rappresentazione.
La sfida di questo tema è quello di stringere il fuoco su un’immagine, una propria idea, dell’impossibile.
Francesco Giulio Farachi
Artisti:
MANUELA ALAMPI - MAURIZIO BECCANTI - MARIA CECILIA CAMOZZI - ANTONIETTA CAMPILONGO - GIOVANNI CAMPONESCHI -CARLO CAPONE-ADRIANA CAPPELLI- ANTONELLA CATINI- LUIGI CIPOLLONE- FRANCESCO GENTILE GIANPAOLO GHISETTI- PIER MAURIZIO GRECO- FLAMINIA MANTEGAZZA- MADDALENA MARINELLI - CONSUELO MURARICCARDO PAOLUCCI- ANGELO RIBEZZI- GIUSEPPE SICILIANO - GABRIELE SIMONETTI- LUCA SONCINI - ANDREA STERPA
parete - foto di Antonietta Campilongo






















