23 luglio 2008

Stare in ascolto del silenzio

Il silenzio non è il luogo della passività o dell’isolamento, ma lo spazio originario dove ridare voce all’essenziale, alla dimensione più vera di noi stessi, al senso complessivo del vivere.

"Dopo aver camminato a lungo per le vie, in mezzo alla gente, alle cose e ai segnali, ho voglia di isolarmi dal rumore: cerco un luogo tranquillo per riposare, rilassarmi, pensare; per non pensare a niente, svuotarmi i sensi e la testa; per concentrarmi, smettere di sentire, cominciare ad ascoltare... Questa condizione di silenzio e di solitudine mi permette di ritrovare una percezione di me e del mondo che mi sta attorno, precisamente un ascolto. Il silenzio che mi sono procurato, isolandomi dai rumori normali, mi permette di ascoltare... Mi accorgo che in questo rilassarmi ho lasciato essere una dimensione di apertura della mia esperienza che di solito è messa a tacere".
Questa penetrante riflessione, tratta da L’esercizio del silenzio di Pier Aldo Rovatti, ci suggerisce la dimensione feconda del silenzio, inteso come spazio privilegiato per dare voce a ciò che, in un mondo che ci appare sempre più imprevedibile, disorientante, quando non ostile, teniamo segregato in quella gabbia d’acciaio che è diventata la nostra anima, in modo da poterci omologare ai linguaggi e ai vissuti dei più.

E questo perché l’omologazione esistenziale ci offre una sorta di rassicurante rifugio contro la fatica del vivere e, soprattutto, non mette alla prova il nostro coraggio, la nostra libera volontà di progettare percorsi alternativi a quelli efficientistici e produttivistici che connotano in modo radicale questo nostro stare al mondo.

Ascoltare il silenzio, di contro, mette in gioco la nostra “realtà totale” di uomini e ci permette di guadagnare alcune feconde dimensioni dell’esistenza, che qui ci limitiamo ad elencare, per approfondirle, comunque, nel prossimo intervento:

- Il silenzio come distanza dalla parola consueta;

- il silenzio come farmaco contro l’iperattivismo dell’”uomo-vetrina”;

- il silenzio come primato della “persona” sul “ personaggio”;

- il silenzio come scelta contro la decisione;

- Il silenzio come via privilegiata al dubbio metodologico e non esistenziale.


Fabio Gabrielli


(Le porte del Paradiso - San Galgano - foto di *elySoft*)

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