30 novembre 2007

Albero

Potrei vivere
anche in cima a un albero
e sarei felice ugualmente.
Prenderei il sole tutto il giorno,
mangerei mele
dormirei sulle foglie
al freddo o al caldo.
Aspetto gli uccelli.
Il mondo visto da lontano
è solo un pallone che gira.

Federico Tavan




very individual - foto di greenjade

29 novembre 2007

Le parole e il silenzio

La pratica dell’amore e della compassione deve cominciare proprio da vicino. La prima persona di cui prendersi cura siamo noi stessi, ma questo non vuole assolutamente dire che se ci si prende cura di se stessi si devono ignorare gli altri!

Qual è il modo di prendersi cura di se stessi?

Mangiar bene, dormire, vestirsi, andare a lavorare, passare il tempo libero in chiacchiere... è questo il modo di prendersi cura di noi stessi? È qualcosa di utile per la nostra vita?

Tutte queste attività hanno senz’altro un qualche beneficio, ma non ci aiutano in profondità, non sono le cose che ci danno ciò che cerchiamo: pace e felicità.

Se volete avere pace e non volete la sofferenza, dovete capire bene da dove proviene la sofferenza e da dove proviene la pace.
La sofferenza non nasce senza causa.

Pensiamo che in qualche modo siano gli altri, con il loro modo di trattarci, con le loro azioni e le loro parole, a danneggiarci o disturbarci, per esempio sul lavoro. Insomma, pensiamo che le cause provengano dall’esterno. In qualche modo questo è in parte vero, ma per eliminare questo tipo di situazione dobbiamo osservare, e cambiare, proprio noi stessi.

Siamo noi che, per primi, dobbiamo interrompere il nostro comportamento nocivo nei confronti degli altri, il nostro danneggiarli, i nostri modi sbagliati di interagire nelle varie circostanze.

E come è possibile interrompere questo comportamento?

Possiamo provare a bloccarci per un po’, ma non resisteremo a lungo.
Per fare cessare veramente questo comportamento, e per sempre, dobbiamo intraprendere un profondo lavoro interiore, su noi stessi.

Per esempio, per non irritare gli altri dobbiamo smettere di arrabbiarci, per smettere di irritare gli altri sul lavoro dobbiamo eliminare la nostra invidia, e così via.

Riflettendo, ragionando, studiando le scritture, ci renderemo conto che le cause della sofferenza e della felicità sono proprio dentro di noi.
È anche per questo motivo che il parlare troppo non è positivo. Dai discorsi nasce il desiderio, la gelosia, l’invidia, la rabbia, l’orgoglio.

Quando parliamo con gli amici, di solito non circolano parole buone ma pettegolezzi e critiche su questo e quello. Ricordiamo quanto di sbagliato gli altri stanno facendo nei nostri e altrui confronti, e mentre parliamo crescono la rabbia, il risentimento, l’attaccamento, l’invidia.

Se parliamo senza una vigilanza su noi stessi, senza controllo, la nostra rabbia, la nostra invidia non si attenueranno, anzi, avverrà il contrario.

Esistono molte pratiche lungo il sentiero e molti livelli di pratica, ma una, importantissima, è quella di rimanere in silenzio. Per noi è una pratica davvero difficile. Cerchiamo di metterla in atto per un giorno, per due, poi...

Abitualmente parliamo troppo, e quando decidiamo di stare in silenzio sembra che ci manchi qualcosa, quindi viviamo un senso di sofferenza. Inoltre, se ci manca l’opportunità di parlare con i nostri amici, ci sentiamo un po’ infelici.

Perché succede questo? Perché siamo troppo abituati a parlare.

Io stesso mi accorgo che se vado a trovare gli amici un po’ di giorni di seguito, il giorno in cui non vado e viene quell’ora in cui di solito ero con loro, mi viene una strana sensazione di malessere. Inoltre, succede anche che l’amico, se non lo frequentiamo come d’abitudine, comincia a chiedersi cosa è successo o magari si offende.

Allora ogni tanto va bene stare insieme agli altri, ma non bisogna farne un’abitudine.
Anche qui ci sono persone che vanno tutti i giorni al bar. Proprio perché siamo persone ordinarie, non ci fa bene prendere queste abitudini, eppure facciamo fatica a capire come questo possa danneggiarci.

Cominciate a interrogarvi, a riflettere, specie se volete praticare e dite a voi stessi di non avere tempo per farlo.
Non sto dicendo di non andare mai più al bar! Sto soltanto facendo l’esempio di un’abitudine che vi fa sprecare il tempo.

Se andate al bar sette giorni su sette, provate a stare un giorno senza andarci. Quell’ora o mezz’ora che passereste lì, quel giorno usatela per praticare il sentiero spirituale.
Il tempo, se lo cerchiamo, lo troviamo.

Dobbiamo fare di noi un bambino, e con una parte di noi essere l’insegnante, il maestro di questo bambino. Il bambino ha bisogno di controllo da parte dei genitori, altrimenti, lasciato a se stesso, farà molti danni. Vi sono molte situazioni in cui dobbiamo essere capaci di vigilanza, di controllo. Il bambino può rompere un bicchiere, ma noi, come adulti, compiamo errori molto più seri: distruggiamo il nostro tempo, la nostra pratica.

A molti non piacerà ciò che dico, ma se parlare è un ottimo modo di far passare il tempo, dobbiamo cercare di parlare meno.

Come ho detto per il bar, possiamo decidere di fare un giorno di silenzio: stare in casa, staccare il telefono... Può darsi che allora la nostra rabbia, la gelosia, il risentimento, l’attaccamento, si mostrino in modo forte, ma senz’altro avremo molta più pace che a buttare fuori queste emozioni con gli altri. Un po’ alla volta stabiliremo una connessione positiva con il silenzio, e sarà sempre più facile e più utile.

Tutte le pratiche del sentiero, per funzionare, devono diventare piacevolmente familiari.
Per iniziare, mantenere e sviluppare la pratica del sentiero, impariamo a stare in silenzio.
Occorrerà del tempo, ma avere fretta chiude la mente, la agita. Non bisogna avere fretta.
Come principianti, ci possiamo scoraggiare o preoccupare se non riusciamo a fare bene le cose, ma questo tipo di mente è un ostacolo. Dobbiamo dirci ‘va bene, domani farò meglio’, e continuare a praticare. Continuare.

Ghesce Tenzin Tenphel

28 novembre 2007

Arcipelago (un collasso)

Rosso e grigio, una corona spezzata di granito e sale
un soffio nel cuore di ogni scoglio.
Sono caduta sotto poche nuvole
un giorno di piena primavera
con un cespuglio piegato sotto il corpo
e l’intero promontorio sulla nuca.
Avevo la sabbia nelle orecchie, la zampa
del cane incerta sulle tempie.
Uno smottamento simile a quello che conosciamo in sogno
l’istante in cui il moto sembra trovare l’enigma dello spazio.
Tutte le isole volavano
riproducendo con esattezza il vuoto tra le pietre
riempiendosi di vento a ogni sosta
i sassi scattavano fischiando
come fionde fino al gelo dei piedi
e il fiato era un tronco con foglie da inghiottire
a occhi stretti, fino alle radici.
…….
Prima ci fu la casa, grigia, perfetta dentro il sole
assi sconnesse, vecchi chiodi, una sedia,
poi quel fischio misto a voci
due bambini e la lingua del cane
come un tocco d’infinito sulla gola.
Forse fu questo che mostrò al destino
come ancora mi ardesse la linea della vita
quando la mano scorticata si mosse
a scacciare una mosca
che puntò decisa verso il cielo.

Antonella Anedda




rain Tree - foto di ecstaticist

27 novembre 2007

Quando lessi il libro

Quando lessi il libro, la famosa biografia,
E’ questa (mi dissi) che l’autore chiama vita d’un uomo?
Così qualcuno scriverà la mia vita, quando io sarò morto?
(Come se un altro potesse veramente conoscerne qualcosa,
Se perfino io penso spesso che ne so poco o niente,
Qualche cenno, qualche sparso debole indizio, segnali indiretti
Che per mio uso esclusivo cerco qui di tracciare).

Walt Whitman




Reading a newspaper - foto di Maria Cecilia Camozzi

26 novembre 2007

CENIZAS

La noche se astilló de estrellas
mirándome alucinada
el aire arroja odio
embellecido su rostro
con música.

Pronto nos iremos

Arcano sueño
antepasado de mi sonrisa
el mundo está demacrado
y hay candado pero no llaves
y hay pavor pero no lágrimas.

¿Qué haré conmigo?

Porque a Ti te debo lo que soy

Pero no tengo mañana

Porque a Ti te...

La noche sufre.


Alejandra Pizarnik



curiosità...

25 novembre 2007

He andado muchos caminos,
he abierto muchas veredas,
he navegado en cien mares
y atracado en cien riberas.

En todas partes he visto
caravanas de tristeza,
soberbios y melancòlicos
borrachos de sombra negra,

y pedantones al paño
que miran, callan y piensan
que saben, porque no beben
el vino de las tabernas.

Mala gente que camina
y va apestando la tierra...

Y en todas partes he visto
gentes que danzan o juegan
cuando pueden, y laboran
sus cuatro palmos de tierra.

Nunca, si llegan a un sitio,
preguntan adònde llegan.
Cuando caminan, cabalgan
a lomos de mula vieja,

y no conocen la prisa
ni aun en los días de fiesta.
Donde hay vino, beben vino;
donde no hay vino, agua fresca

Son buenas gentes que viven,
laboran, pasan y sueñan,
y en un día como tantos
descansan bajo la tierra.

Antonio Machado


Back to home - foto di Maria Cecilia Camozzi

23 novembre 2007

Vivere è cosa rara al mondo.
La maggior parte della gente esiste e nulla più.

Oscar Wilde




Studio - foto di Maria Cecilia Camozzi

22 novembre 2007

El Hombre Imaginario

El hombre imaginario
vive en una mansión imaginaria
rodeada de árboles imaginarios
a la orilla de un río imaginario

De los muros que son imaginarios
penden antiguos cuadros imaginarios
irreparables grietas imaginarias
que representan hechos imaginarios
ocurridos en mundos imaginarios
en lugares y tiempos imaginarios

Todas las tardes imaginarias
sube las escaleras imaginarias
y se asoma al balcón imaginario
a mirar el paisaje imaginario
que consiste en un valle imaginario
circundado de cerros imaginarios

Sombras imaginarias
vienen por el camino imaginario
entonando canciones imaginarias
a la muerte del sol imaginario

Y en las noches de luna imaginaria
sueña con la mujer imaginaria
que le brindó su amor imaginario
vuelve a sentir ese mismo dolor
ese mismo placer imaginario
y vuelve a palpitar
el corazón del hombre imaginario

Nicanor Parra


Neptuno Na Horta - foto di Jose-Henrique Azevedo

21 novembre 2007

POEMA SIN TÍTULO

En una tierra que amasan potros de cinco años
el olor de tu piel hace llorar a los adolescentes.

Yo sé que tu cielo es redondo y azul como los huevos de perdiz
y que tus mañanas tiemblan,
¡gotas pesadas en la flor del mundo!

Yo sé cómo tu voz perfuma la barba de los vientos...

Por tus arroyos los días descienden como piraguas.
Tus ríos abren canales de música en la noche;
y la luna es un papagayo más entre bambúes
o un loto que rompen a picotazos las cigüeñas.

En un país más casto que la desnudez del agua
los pájaros beben en la huella de tu pie desnudo...

Te levantarás antes de que amanezca
sin despertar a los niños y al alba que duerme todavía.
(El cazador de pumas dice que el sol brota de tu mortero
y que calzas al día como a tus hermanitos).

Pisarás el maíz a la sombra de los ancianos
en cuyo pie se han dormido todas las danzas.

Sentados en cráneo de buey
tus abuelos fuman la hoja seca de sus días:
chisporrotea la sal de sus refranes
en el fuego creciente de la mañana.

(Junto al palenque los niños
han boleado un potrillo alazán...)

En una tierra impúber desnudarás tu canto
junto al arroyo de las tardes.
Tú sabes algún signo para pedir la lluvia
y has encontrado yerbas que hacen soñar.

Pero no es hora, duermen
en tu pie los caminos.

Y danzas en el humo de mi pipa
donde las noches arden como tabacos negros...


Leopoldo Marechal



Chaotic landings - foto di caroleee

20 novembre 2007

Invito


Condere victuras temptem per sæcula curas
Et nomen flammis eripuisse meum.
Marziale, Liber I, 107



Acquista meriti, anima mia, compi res gestæ
che mai finiranno, tieni aperti i cancelli.
Lascia che la fortuna si riposi, cosí saprai
arrivare al Vago Vuoto
baldo come una foglia irriducibile.

Lucio Mariani




Egyptian Agriculture - foto di Libyan Soup

19 novembre 2007

Museum

Trovare il segno scomposto dentro al volto
prima che i fogli cadano ad oscurare specchi.
Andare senza indizio, senza un sole
né sassi sulla strada.
Un lampo, o forse un colpo alla finestra
una finta porta ad ingannare il vento.
Questi sono i giorni di forza e di bellezza.

La piena del fiume è più paziente
sa muoversi lenta o con furore
conosce il luogo e il tempo.


Maurizio Gramegna





effetto museo - foto di Maria Cecilia Camozzi

18 novembre 2007

ALBA

Mi corazón oprimido
siente junto a la alborada
el dolor de sus amores
y el sueño de las distancias.
La luz de la aurora lleva
semillero de nostalgias
y la tristeza sin ojos
de la médula del alma.
La gran tumba de la noche
su negro velo levanta
para ocultar con el día
la inmensa cumbre estrellada.

¡Qué haré yo sobre estos campos
cogiendo nidos y ramas,
rodeado de la aurora
y llena de noche el alma!
¡Qué haré si tienes tus ojos
muertos a las luces claras
y no ha de sentir mi carne
el calor de tus miradas!

¿Por qué te perdí por siempre
en aquella tarde clara?
Hoy mi pecho está reseco
como una estrella apagada.

Federico García Lorca



cascade - foto di Uqbar

17 novembre 2007

La giornata del gatto nero

Cosa c’è di peggio di un gatto nero il giorno 17? Superstiziosi? Questa foto del giorno è dedicata proprio a voi! Oggi è infatti il "Gatto nero day" indetto dall’Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa) a difesa della dignità del gatto nero.
Per i piccoli felini però non è solo una questione di decoro, secondo l’associazione ogni anno 60 mila gatti neri vengono uccisi a causa di una sciocca credenza. La diceria che il gatto nero porti sfortuna ha origine nel Medioevo quando i gatti in genere erano considerati i diabolici compagni delle streghe, per la loro abitudine a uscire di notte. Quelli di colore nero inoltre, non molto visibili nell'oscurità, facevano imbizzarrire i cavalli e i cavallieri cadevano di sella. Da qui l’idea che portino sfortuna quando ci attraversano la strada. In realtà gli unici a rischiare sono i mici, che facilmente possono finire sotto le ruote di qualche automobilista poco attento.


Chissà se mi racconterai
con che sguardo ci osservava il cielo,
io ero imbevuta di pioggia
fino all'inizio della luce.

Io ero l'inizio del mio destino,
e oltre la rupe
mi hanno raccontato chi ci ha visti in volo,
scendeva la neve.

Uno stormo
ogni anno si unisce al coro delle foglie,
misura da dove eravamo,
il centro del mondo.

Uno o più anni
fioccheranno silenziosi sul domani.

Nel volo, oltre quel punto,
abbracciami ancora la vita
perché possa avere

inutile che sia,
un senso

Beatrice Niccolai


foto di Montgolfier

16 novembre 2007

Il buio come bene

Tutte le dolcezze sono alle dita
di rosa l’abito tinge
lungo l’azzurro pieno, come ti chiamavo
a cancellarmi, quaggiù, ti prego.
Per te, io ti, io te sono
che mi contiene nel tremante ricorso
del tuo silenzio vienimi incontro
orizzonte e allarga esso.
Come rami contro il cielo entrai in lui
una specie eletta dal suo cuore
come mondi sognati da miriadi di sogni
sradicati al centro quasi affondando
diciamo.

Nadia Campana



Women in violet - foto di Maria Cecilia Camozzi

15 novembre 2007

La natura della tentazione

Sento che mi pensi.
Parli di Montale e Sereni
e mentre dici “occasioni”
ti ricordi che abbiamo
parlato di poesia come
visione. Dici “Le mani”
e ti ricordi delle mie
e delle tue e di quello
che hanno perso nell’anello
che hanno solo sfiorato
(e non toccato – se mi avessi
toccata una volta sola
saremmo guariti, lo sai).
La guardi? Che ti pare
se la guardi. Cosa vedi
mentre probi la profondità
di vent’anni che sono finiti
e non vuoi. Mi vedi? Non sai
neppure come sono fatta
e non ricordi dove gira
il sopracciglio che vorresti
desiderare. Non amare.
Vai alle corse.

Paola Loreto



eternamente tu mano - foto di pilargonal

14 novembre 2007

Temporale

Passando, s’incontra all’improvviso qui la vecchia
quercia gigantesca, alce pietrificato dalla
chioma sconfinata sulla fortezza nero-verde
del mare di settembre.
Temporale del nord. È il tempo in cui maturano
grappoli di nespole. Vegliando al buio si sentono
scalpitare le costellazioni alle loro poste
in alto sopra l’albero.

Tomas Tranströmer




Shattered sky - foto di ecstaticist

13 novembre 2007

Il bacio

Soave melodia di fine inverno,
ho raccolto il suo bacio pervinca
e l'ho indossato.
Sul fuoco dell'anima
è parola che nutre l'alba
giorno dopo giorno,
di saperi odorosi e nubi assonnate.

Un uccello canta le sue strofe
mentre lacrime di gioia rigano il volto,
piccole navi tra labbra di fiori
su pelle di ciliegio.
Ha percorso le mie coste
con lo sguardo sapiente
e s'è fermato.
Ha dormito nel mio sogno,
vibrante di azzurro
sino a primavera

e attraverso le ombre della memoria
dei secoli

ha ritrovato la vita.

Maria Cecilia Camozzi





I'm So Green - foto di Maria Cecilia Camozzi

12 novembre 2007

Biglietti da visita

Creativi, originali, efficaci e divertenti: sono i biglietti da visita collezionati sul Web e inseriti nei blog di designer e creatori di "business card" alternativi. Si tratta di una lunga e variegata serie di quelli che è riduttivo definire "biglietti": da quelli ecologici a quelli di metallo, con l'impronta dei denti o con il filo interdentale compreso, con la mappa per farti trovare più facilmente oppure in due pezzi uniti con del nastro adesivo per rappresentare uno studio che si occupa di consulenze di coppia.

COME DEL TEMPO

Dovessi stare come del tempo
cenere, sospeso a mezzo
tra oggi e ieri, senza domani,
vago qui tra ricordi di casa,
piatti colorati, treni che vanno,
verdure e piogge, ozi
e squillanti trombe o scostanti campane,
dovessi farlo avrei capito
i rumori sulla neve, le orme
dei lupi nel fango, il non
dover avere confini mai, lo stare
senza termini, l'indizio approssimativo
d'infinito.
E questa traccia è novità
per palpiti, libertà.

Bruno Centomo



still life - foto di Kevin Best

11 novembre 2007

los sueños

Hay que darle importancia a los sueños, a las premoniciones, al instinto. Hay veces que, para mí, es más importante lo que soñé por la noche que lo que vi durante el día. Yo siempre he tenido esa especie de intuiciones, y tanto a mis hijos como a mis nietos, siempre los soñé antes de que nacieran.

Isabel Allende


lupo bianco

10 novembre 2007

Bel sole invernale

Il bel sole d’ottobre ha ubriacato le farfalle –
migliaia di farfalle bianche corrono sui cardi,
sul granturco giallo, sui bassi fondali della spiaggia,
a caccia delle loro ombre azzurre. Devi cedere – disse;
di nuovo cedere. Un’infima nobiltà. Tutti invecchieranno.
Si ammollirà anche il sasso nell’acqua. La farfalla più bianca
si posò sul berretto nero del cielo. Quello la prende,
la spinge con due dita tra le corde
nella rosa della chitarra; – è quella che passeggia ogni sera
fuori dai ristoranti popolari delle vie Chateaubriand e Doros.

Kàlamos, 29.X.72

Ghiannis Ritsos



Over the shoulder - foto di wildcardpoet

9 novembre 2007

Fuga

ad A.M.C.

Anima, andiamo. Non ti sgomentare
di tanto freddo, e non guardare il lago,
s’esso ti fa pensare ad una piaga
livida e brulicante. Sì, le nubi
gravano sopra i pini ad incupirli.
Ma noi ci porteremo ove l’intrico
dei rami è tanto folto, che la pioggia
non giunge a inumidire il suolo: lieve,
tamburellando sulla volta scura,
essa accompagnerà il nostro cammino.
E noi calpesteremo il molle strato
d’aghi caduti e le ricciute macchie
di licheni e mirtilli; inciamperemo
nelle radici, disperate membra
brancicanti la terra; strettamente
ci addosseremo ai tronchi, per sostegno;
e fuggiremo. Con la piena forza
della carne e del cuore, fuggiremo:
lungi da questo velenoso mondo
che mi attira e mi respinge. E tu sarai,
nella pineta, a sera, l’ombra china
che custodisce: ed io per te soltanto,
sopra la dolce strada senza meta,
un’anima aggrappata al proprio amore.

Antonia Pozzi

8 novembre 2007

da “Amôrs”

Silvia Dimitrova photographed by Nikola Borissov for Max magazine /// Силвия Димитрова снимана от Никола Борисов за списание Макс

II

Tô la me bocje amôr sul to savôr
la mê vergogne di vivi cumò
ch’o ti tocji ch’o ti sflori e o ti cor
come inte gnot un gjat adôr dai mûrs;
jo o ti cor come un gjat adôr dai mûrs
siben ch’o sai che intai conts di amôr
doi mancul un mancul di zeri al fâs
e un plui un un al varès di fâ,
siben che e reste cumò che tu vâs
la mê cerce di te su la tô piel
su la mê il risinâ dai tiei cjavei

e je dentri te tô la mê pôre
di smenteâmi di me.

Pierluigi Cappello


(Silvia Dimitrova -foto di Nikola Borissov)

7 novembre 2007

mi sorreggeranno le foglie





Arriverà quel giorno

in cui mi sorreggeranno le foglie.

Stasera erano un infinito tappeto stanco,
stanco come il rumore d'autunno
di certi discorsi.

Sotto ai pensieri dei tigli
ho trovato le mie scarpette laccate
ch'erano le mie fotografie
nell'aiuola di rose rosse.

Era il tempo prima dell'avvenire,
era il tempo di fragole e passeggiate,
era il tempo prima che iniziassero
a cambiare le stagioni.

Nella preghiera del silenzio della notte,
i rumori dei vetri rotti
mi riaccendono i tuoi occhi infranti
laddove ora ricordano i morti

Un faro illumina la memoria
e oscura il silenzio dei perdenti.

Si muovono come d'autunno i miei passi
mentre stride il buio al cuore

nel rumore delle foglie


Beatrice Niccolai

(foto di Maria Cecilia Camozzi)

5 novembre 2007

RECINTO


VII

El paisaje decía:
«¿Quién iba a sospechar, después de tanto
ir y venir por cuatro mares —sueños—...
que en un valle pintado
por el niño sin nombre, yo sirviera
para el de ojos errantes, teatro amor?
Toda su geografía del paisaje
vino a quedar en un rincón inédito,
en un lugar cualquiera de la Mancha
de cuyo nombre...»

Y el paisaje
cintilaba los Bósforos, las tardes
florentinas, la palma Río Janeiro,
la grande hora de Delfos y el bazar
de las tierras de España y las etcéteras,
y enrollaba los mapas...

Porque sólo
tengo los ojos dioses del paisaje
echados a los pies del valle poco,
inédito tal vez... Y ágil escondo
el lugarcillo esbelto cuya diáfana
desnudez aligera sus contornos,
sus posturas aéreas, sus pueblos de bolsillo,
y sus luces audaces.
Y el paisaje
con su risa de siglos, mi memoria
invadía. Las puertas de las horas
cerráronse y quedó ya solo, dentro
de la errante mirada,
el valle poco —grande con su dueño—
seguro al corazón como una espada.

Carlos Pellicer





autumn slipping into winter - foto di Seaweed Lady

3 novembre 2007

Baciami la vita,
ma baciala nel profondo,
dove troverai il segreto dell'assenzio.

Ho scritto parole,
non potendo colorare i giorni;
ho amato l'assenza
incapace ormai di sopportare le presenze.

Ho trovato un segreto nascosto
nel volo inerme delle foglie.

Nella Tua bocca
ho scoperto la bellezza dell'infinito.
Un blocco di carta ricorda alla mia memoria
e alle mie stigmate
che anch'io un giorno non lontano

ci sono stata.


Beatrice Niccolai



foto di Elliott Erwitt

2 novembre 2007

"Una vita pura, una mente aperta, un cuore puro, un intelletto avido di imparare, una percezione spirituale non offuscata, uno spirito di fratellanza per tutti, una prontezza nel dare e nell'accettare consiglio ed ammaestramento, una magnanima tolleranza dell'ingiustizia personale, una coraggiosa dichiarazione di principi, una valorosa difesa di quelli che sono ingiustamente attaccati ed un animo costantemente intento all’ideale del progresso e della perfezione umana, quale la Sacra Scienza descrive - questi sono i gradini dell'aurea scala per i quali il discepolo può ascendere al Tempio della Sapienza Divina".

H.P. BLAVATSKY



Estrellas personales - foto di Maria Cecilia Camozzi

1 novembre 2007

A Euridice III

Ho capito che soffrono gli specchi
la sera che ne vidi uno
sporgere le labbra verso un viso
costretto a sorridere invece,
a pettinarsi cantando,
a spegnere la radio, a chiudere la porta
e a uscire.
E lui, lo specchio, fermo
nel buio.
Come gemevano di dietro
i suoi congegni,
gli strumenti antichi della sua tortura:
forse domani non darà
più immagini a nessuno?
Forse finalmente lo specchio
spezzerà il sortilegio dello specchio
e apparirà il suo viso?

Roberto Pazzi

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