31 dicembre 2007

2008 - equilibrio nello spazio

Arriverà quel giorno
in cui anche le nuvole
pascoleranno e correranno controvento.

Il fiume disseterà la terra
e io sarò dove mi cercherai,
ad aspettarti.

Volano alti certi piccoli sogni,
disegnano linee rette
nell'infinito lontano,

mentre raggiunge il sogno di qualcuno
un aeroplano.


Beatrice Niccolai




Virgin Gorda - foto di mbryan777

30 dicembre 2007

La strada consacrata alla poesia

L’aurora, l’istante in cui la luce diventa un paio d’occhi
il canto delle tortore si riunisce sui davanzali, schiarisce
il mare, vergine colore di piombo e voce di blu,
mormora un canto di separazione, prendono il volo
i grandi uccelli della malinconia e il capitano
saluta un’ultima volta l’amata
la rosa dei venti indica il vento del nord

Quando il cielo è pieno del sentore delle nostre bocche
le parole trafiggono il cielo con lo scalpello della poesia
il cavallo del desiderio trafigge fra le acque sensuali
i fuochi orientano i viaggiatori sui sentieri d’alta montagna
si sente il rullo dei tamburi nelle valli.

Il cuculo, audace scalatore della solitudine e dell’amore,
canta, unendo il giorno al giorno
“giorni di acciaio fuso e di carboni ardenti”
la notte è ormai una macchia, il giorno si predice
e il poeta in ogni poesia annuncia l’infinito della parola

L’amore è una strada consacrata alla poesia
piena della magia e dell’acidità di luglio
con le prime fiamme di rame d’agosto
che bruciano in vetta alle montagne


Metin Cengiz




My Little Chickadee - foto di ehpien

29 dicembre 2007

La saeta

La saeta

Dijo una voz popular:
Quién me presta una escalera
para subir al madero
para quitarle los clavos
a Jesús el Nazareno?

Oh, la saeta, el cantar
al Cristo de los gitanos
siempre con sangre en las manos
siempre por desenclavar.
Cantar del pueblo andaluz
que todas las primaveras
anda pidiendo escaleras
para subir a la cruz.

Cantar de la tierra mía
que echa flores
al Jesús de la agonía
y es la fe de mis mayores
!Oh, no eres tú mi cantar
no puedo cantar, ni quiero
a este Jesús del madero
sino al que anduvo en la mar!

Antonio Machado




Inmersa lozana - foto di Zydeko

28 dicembre 2007

L’elaborazione fotografica per Maria Cecilia Camozzi è un lavoro di scavo e analisi dell’immagine, un andare a scoprire e rivelare i reconditi aspetti che lo sguardo coglie e non ferma, che l’emozione ghermisce per un attimo e poi dimentica di avere. Ed è ovvio che si accumulino allora strati e strati di luce, e di ombre, illusioni, vaneggiamenti, ma soprattutto corpi e movenze, particolari di una piega nel tempo, come minime ripercussioni che dall’occhio si affastellano in lastra composita, istruiscono anima e sentimenti.

Francesco Giulio Farachi




Matrix - foto di maria cecilia camozzi bozzani

27 dicembre 2007

Different looks

Different looks / Arte contemporanea italiana a Varsavia

A cura di Antonietta Campilongo


Presentazione: Francesco Giulio Farachi - Pier Maurizio Greco


Vernissage sabato 26 gennaio 2008 ore 18.00 (Cocktail)

Pracownia Galeria, Emilii Plater 14, 00-669, Warszawa


http://www.equilibriarte.org/upload/events/1067-1198663641.jpg



Artisti:

Manuela Alampi, Marco Angelini, Roberto Angiolillo, Domenico Asmone, Marina Baciocchi, Rosella Barretta, Nicola Bettale, Elena Bonuglia, Maria Cecilia Camozzi, Antonietta Campilongo, Adriana Cappelli, Sabrina Carletti, Alessio Casale, Antonella Catini, Benito Coltrinari, Anna Costantini, Enzo Correnti, Paola de Santis, Antonio di Vico, Emilio D’Itri, Rosanna Fedele, Valentina Gerini, Pier Maurizio Greco, Loris Manasia, Francesco Mestria, Mariella Miceli, Consuelo Mura, Sante Muro, Milena Nicosia, Claudio Orlandi, Orodè, Simonetta Pizzarotti, Pino Spadavecchia, Andrea Sterpa, Gloria Tranchida, Silvia Vari, Zoro




Ma cos’è questa differenza?


Credo che l’arte contemporanea oggi più che mai sia obbligata ad inseguire e perseguire le categorie della differenza, ma nel senso di fare degli elementi distintivi ed univoci non tanto termini e mete di ricerca, quanto piuttosto presupposto sistematico e punto di partenza. Sarà che la vera sfida di questa nostra epoca sta in tutto quanto ci fa vivere su un’affilata condivisione di valori e sistemi di vita, in una irrisolta contesa fra la più piatta ed impersonale omologazione e le millanta opportunità di realizzazione individuale e collettiva. La modernità è un sistema globale di relazioni, che produce una profusione di spinte ed energie creative quanto mai nelle età precedenti. Ma che proprio per questo, fa pericolosamente correre il rischio dell’indifferenziazione e dell’indifferenza, dell’assuefazione e del conformismo, e che produce di riflesso un innalzamento della “soglia d’interesse”, per cui solo più intensi e via via più straordinari stimoli sono in grado di accendere attrattiva e coinvolgimento nelle nostre sensibilità narcotizzate.

Come è perciò forse ovvio, anche tutto l’insieme di strutturazione scientifico-estetica, creativa e formativa che costituisce il sistema dell’arte, vero e proprio sismografo di ogni sussulto nei fenomeni umani, già da tempo registra i bisogni e le aberrazioni di questo complesso presente, e non mi sembra affatto per caso che ancora non passino di moda l’esaltazione per l’originalità dell’esito, il riconoscimento di valore per la novità spettacolare e fine a se stessa, in generale l’interesse per un’arte di eccentricità e singolarità, quando non di pura provocazione e stravaganza, che attribuisce dignità d’eccellenza anche alla smaccata ingegnosità, concettuale e materiale, della realizzazione. L’imperativo parrebbe essere più “impressionare” che “partecipare”, e più vellicare l’istinto che suscitare il sentimento. Ma è un discorso lungo articolato e barboso, non adatto a questa occasione; per cui, senza rammarico, lo glisso.

Ecco però che fra le molteplici accezioni della differenza, richiamata nel titolo di questa mostra, la più intrigante reputo proprio essere quella che fa intravedere l’intento sempre rivoluzionario e sovvertitore che si dibatte in ogni artista, finché almeno egli mantiene puro il suo operare ed il suo sentire. Gli sguardi differenti sono tali in quanto scelgono una connessione alternativa con cui esaminare la realtà, un modo inconsueto e personale di dialogare con il vivere comune e l’universalità. Che poi, stringi stringi, è ciò che tutti noi vogliamo dall’arte, è la bellezza ed armonia di un’esecuzione (termine che scelgo appositamente, perché implica l’aspetto materiale e quello immateriale, l’unicità in cui si concretizzano) che proprio attraverso la sua bellezza ed armonia ci spieghi meglio gli affanni delle nostre storie, ci riveli una nuova prospettiva da considerare, ci dia l’introvabile punto di vista a partire dal quale diventi magari più facile capire il mondo.

Questo gruppo di artisti italiani, le loro opere che valicano, in qualche caso per la prima volta, i confini nazionali, sono l’espressione di un’arte giovane e dinamica, attenta alle potenze ed alle resistenze della contemporaneità, ma al tempo stesso felicemente incapace di accantonare una tradizione di inventiva, capacità creativa, sensibilità percettiva che è un vero e proprio abito mentale e pratico, un ordine di valori ed attitudini e applicazioni, che nella molteplicità dei linguaggi e delle tecniche, costituisce la vera essenza della differenza.


Francesco Giulio Farachi


26 dicembre 2007

ANCORA

commercial3web da sarahlouisephotography.com.
foto di sarahlouisephotography. com


Non ci credo ancora

stai arrivando accanto a me
e la notte è un pugno
di stelle e di allegria

palpo gusto ascolto e vedo
il tuo volto il tuo passo lungo
le tue mani e tuttavia
ancora non ci credo

il tuo ritorno ha tanto
a che vedere con te e con me
che per cabala lo dico
e per i dubbi lo canto

nessuno mai ti rimpiazza
e le cose più triviali
si trasformano in fondamentali
perché stai tornando a casa

tuttavia ancora
dubito di questa fortuna
perché il cielo di averti
mi sembra fantasia

però vieni ed è sicuro
e vieni col tuo sguardo
e per questo il tuo arrivo
rende magico il futuro

e ancorché non sempre abbia capito
le mie colpe e i miei disastri
invece so che nelle tue braccia
il mondo ha senso

e se bacio l’audacia
e il mistero delle tue labbra
non ci saranno dubbi né cattivi sapori
ti amerò di più
ancora.

Mario Benedetti

25 dicembre 2007

MERRY CHRISTMAS AND A HAPPY NEW YEAR





BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO

MERRY CHRISTMAS AND A HAPPY NEW YEAR

JOYEUX NOEL ET BONNE ANNÉE

FELIZ NAVIDAD Y PROSPERO AÑO NUEVO

FROHE WEIHNACHTEN UND EIN GUTES NEUES JAHR

Distanti una promessa

Distanti una promessa
verso la stella che non ha brillato
c'incamminiamo
passanti nella nebbia
quale forza tende i passi
quale speranza ci divora
luce senza respiro
davanti a una soglia
attendono gli esiliati.


Corrado Benigni



foggy flight - foto di tonisdale

24 dicembre 2007

a Damiano


Ecco lo splendore del primo giorno
dopo il buio serrato nel grido
di tutta la mia vita radunata là per accoglierti.
Ecco l'attimo del "sia la luce"
nell'aprirsi dei tuoi occhi
nel dilatarsi dei polmoni al passaggio
dall'acqua all'aria e il pianto inconsolabile dello strappo
- dopo milioni di anni impreparati ancora al nascere
così come al morire.

Lucianna Argentino



http://i164.photobucket.com/albums/u16/ecuador365/Liv%20Tyler/1178552026_10.jpg

23 dicembre 2007

SONETO XVI

Amo el trozo de tierra que tú eres,
porque de las praderas planetarias
otra estrella no tengo. Tú repites
la multiplicación del universo.
Tus anchos ojos son la luz que tengo
de las constelaciones derrotadas,
tu piel palpita como los caminos
que recorre en la lluvia el meteoro.
De tanta luna fueron para mí tus caderas,
de todo el sol tu boca profunda y su delicia,
de tanta luz ardiente como miel en la sombra
tu corazón quemado por largos rayos rojos,
y así recorro el fuego de tu forma besándote,
pequeña y planetaria, paloma y geografía.

                              Pablo Neruda, 1959
                             

disclose... - foto di wyliedwyer

22 dicembre 2007

Nel breve spazio di un passaggio
ho intravisto coi tuoi occhi, il mondo.

Una rondine disegnava primavera
anche in inverno.

Dita legate al vuoto,
seguono sul vetro, contorni.

Tu non lo sai
quanta follia abita ancora oggi
il mio silenzio.


Beatrice Niccolai



a rest in a big sofa! - foto di Rodrigo Pinto Hoffmann

21 dicembre 2007

Nocturno

Cuando tanto se sufre sin sueño y por la sangre
se escucha que transita solamente la rabia
que en los tuétanos tiembla despabilado el odio
y en las médulas arde continua la venganza,
las palabras entonces no sirven son palabras.

Manifiestos, artículos, comentarios, discursos,
humaredas perdida, neblinas estampadas,
¡que dolos de papeles que ha de barrer el viento,
que tristeza de tinta que ha de borrar el agua!

Ahora sufro lo pobre, lo mezquino, lo triste,
lo desgraciado y muerto que tiene ena garganta
cuando desde el abismo de su idioma quisiera
gritar que no puede por imposible, y calla.
Siento esta noche heridas de muerte las palabras.

Rafael Alberti




foto di Huang Yan

20 dicembre 2007

19 dicembre 2007

Confini...Io già li ho persi.
Mi trovo assente, senza terra
E la terra stessa manca ai miei piedi,
E ti cerco ovunque
E ad ogni battito del mio cuore
Temo che cada per il vuoto che sento sotto

Quel punto, dove è certo
Nascono le ali, qui sotto al cuore.


Massimiliano Maestri




Whitecaps Under Dark Skies - foto di ecstaticist

18 dicembre 2007

Solo resiste al tempo
quel che si fa
col tempo.
E quello che si fa
con l’eternità?
La poesia viene
quando restiamo
nell’inesauribile
compagnia della solitudine.
Viene come un sùbito
taglio, dove si mischiano
con fredda febbre,
sangue con sangue,
due separati
mondi.

Héctor Murena



Phased Fulcrums (2004) - foto di Matt Slade

17 dicembre 2007

Sempre

Germoglia in inverno,
la tua assenza.

Altri nomadi sono passati
per il freddo e la fame
ad indossare i tuoi vestiti.

Ad ognuno che si sedesse al tuo posto
ho detto che era occupato.

C'è sempre una rosa rossa
alla mia tavola

Beatrice Niccolai



Leaf in Ice - foto di mem42

16 dicembre 2007

Ricordo bene il suo sguardo.
Attraversa ancora la mia anima
Come una scia di fuoco nella notte.
Ricordo bene il suo sguardo. Il resto…
Sì, il resto è solo una parvenza di vita.

Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona.
Ho guardato le vetrine spensieratamente
E non ho incontrato amici con i quali parlare.
D'improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste,
così triste che mi è parso di non poter
vivere un altro giorno ancora, e non perché potessi morire o uccidermi,
ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo e questo è tutto.

Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona.
Mi duole vivere in una situazione di disagio.
Debbono esserci isole verso il sud delle cose
Dove soffrire è qualcosa di più dolce,
dove vivere costa meno al pensiero,
e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole
e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali
né al giorno del mese o della settimana che è oggi.

Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d'offendere,
un cuore eccessivamente spontaneo
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale
che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta,
tristi canzoni, come le strade strette quando piove.

Fernando Pessoa



Life is a neverending circle (opera di Tamara Kvesitadze) - foto di Montgolfier

15 dicembre 2007

Cómo Pesa el Amor

Noche cerrada
ciega en el tiempo
verde como luna
apenas clara entre las luciérnagas.

Sigo la huella de mis pasos,
el doloroso retorno a la sonrisa,
me invento en la cumbre adivinada
entre árboles retorcidos.

Sé que algún día
se alzarán de nuevo
las yemas recién nacidas
de mi rojo corazón,
entonces, quizás,
oirás mi voz enceguecedora
como el canto de las sirenas;
te darás cuenta
de la soledad;
juntarás mi arcilla,
el lodo que te ofrecí,
entonces tal vez sabrás
cómo pesa el amor
endurecido.

Dios dijo
Dios dijo:
Ama a tu prójimo como a ti mismo.
En mi país
el que ama a su prójimo
se juega la vida.


Gioconda Belli

14 dicembre 2007


Three Bums - foto di melepix

Il cervello cura se stesso

NEUROSCIENZA I neuroni sono capaci di rinnovarsi. Sempre. Per adattarsi a nuove modalità di funzionamento. Una vera rivoluzione per capire fin dove possono arrivare le nostre potenzialità

di Norman Doidge

Il cervello umano è in grado di modificare se stesso: è questa la scoperta rivoluzionaria di cui tratta il mio libro, Il cervello infinito (ed. Ponte alle Grazie). Una tesi avvalorata dalle testimonianze di scienziati, medici e pazienti che insieme sono riusciti a produrre queste straordinarie trasformazioni: senza ricorrere a trattamenti chirurgici o farmacologici, si sono semplicemente affidati alla capacità finora sconosciuta del cervello di modificarsi. In alcuni casi si trattava di pazienti con problemi neurologici ritenuti incurabili, in altri di persone che non mostravano difficoltà specifiche ma che desideravano semplicemente migliorare il loro funzionamento cerebrale o preservarlo nel corso dell'invecchiamento. Per quattrocento anni una simile impresa è stata considerata inconcepibile: la medicina ufficiale e la scienza sostenevano la convinzione che l'anatomia del cervello fosse immutabile. Era opinione comune che, dopo l'infanzia, il cervello sarebbe andato incontro solamente ai cambiamenti dovuti a un lungo processo di deterioramento, e che non sarebbe stato possibile sostituire le cellule cerebrali quando queste non si fossero sviluppate in modo appropriato, si fossero deteriorate o fossero morte. Si riteneva anche che il cervello non avrebbe potuto alterare la propria struttura e individuare una nuova modalità di funzionamento nel caso in cui una sua parte fosse danneggiata. La teoria di un cervello immutabile decretava che le persone nate con problemi neurologici o mentali, o che avessero subito danni cerebrali, sarebbero rimaste invalide o menomate per tutta la vita. Nella nostra cultura si è radicato e quindi diffuso una sorta di nichilismo neurologico - l'impressione cioè che il trattamento di molti problemi cerebrali sia inefficace o persino privo di alcun fondamento - che impedisce anche alla nostra visione della natura umana di evolversi. Dal momento che il cervello non può cambiare, così anche la natura umana, che ha la propria origine dalla mente, sembrava altrettanto inalterabile. La convinzione secondo cui il cervello non sarebbe stato in grado di modificarsi si basava su tre capisaldi: il fatto che i pazienti con danni cerebrali raramente vanno incontro a una guarigione completa; l'impossibilità di osservare a livello microscopico le attività del cervello in vivo; e infine l'idea secondo cui il cervello è simile a una macchina stupefacente. E se da una parte le macchine fanno cose straordinarie, dall'altra non possono cambiare e crescere. Iniziai a interessarmi all'idea di un cervello che si evolve a causa del mio lavoro di ricercatore in ambito psichiatrico e psicoanalitico. Quando i pazienti non vedevano i progressi psicologici sperati, spesso la spiegazione medica convenzionale era che i loro problemi erano "cablati" in un cervello immutabile. Il "cablaggio" era un'altra metafora che avvicinava il cervello alle macchine, in particolare all'hardware di un computer, con circuiti connessi in modo permanente, ciascuno progettato per svolgere una funzione specifica e immodificabile. Quando seppi per la prima volta che il cervello poteva non essere cablato, non potei fare a meno di condurre personalmente delle ricerche e di valutare le evidenze empiriche. Così intrapresi diversi viaggi, durante i quali conobbi un gruppo di brillanti scienziati che erano giunti a una serie di scoperte inaspettate. Questi ricercatori mostrarono che il cervello modifica la propria struttura, a livello di ciascuna funzionalità specifica, perfezionando i propri circuiti in modo da adattarli più efficacemente al compito da svolgere di volta in volta. Se alcune "componenti" subivano un danno, in determinate circostanze altre avrebbero potuto sostituirle. La metafora della macchina, che vedeva nel cervello un organo dotato di componenti specializzate, non avrebbe potuto spiegare fino in fondo i cambiamenti che gli scienzati stavano osservando. Per indicare questa proprietà fondamentale del cervello si introdusse il termine di "neuroplasticità". Neuro sta per neuroni, le cellule che compongono il cervello e il sistema nervoso umano. Plastico sta per modificabile, flessibile, mutevole. All'inizio molti scienziati non osavano utilizzare il termine "neuroplasticità" nelle loro pubblicazioni, e il fatto che sostenessero una nozione tanto fantasiosa non era visto di buon occhio dai loro colleghi. Nonostante ciò quei ricercatori non desistettero e ottennero un graduale capovolgimento della dottrina del cervello immutabile. Mostrarono che i bambini non sempre sono legati alle abilità mentali di cui dispongono fin dalla nascita; che un cervello danneggiato spesso può riorganizzarsi in modo che, quando una parte smette di funzionare, un'altra la sostituisce; che talvolta, quando muoiono, le cellule cerebrali possono essere sostituite; che molti "circuiti", e persino riflessi fondamentali che pensiamo siano "cablati", non lo sono affatto. Uno di quei ricercatori arrivò a mostrare che il pensiero, l'apprendimento e l'azione possono "attivare" o "disattivare" i geni, modellando così l'anatomia cerebrale e il nostro comportamento. Nel corso dei miei viaggi ho incontrato uno scienziato che permetteva a persone non vedenti dalla nascita di iniziare a vedere; ho parlato con pazienti, dichiarati incurabili dopo aver subito un ictus decine di anni prima, che sono stati aiutati a guarire con trattamenti neuroplastici; ho conosciuto persone che hanno superato disturbi dell'apprendimento e che hanno migliorato il proprio QI (quoziente d'intelligenza); ho raccolto evidenze secondo cui a ottant'anni è possibile rendere più vivace la memoria in modo che funzioni come a cinquantacinque. Ho visto pazienti "ricablare" il loro cervello attraverso i pensieri, per risolvere traumi e ossessioni in precedenza considerati insuperabili. Ho discusso appassionatamente con dei premi Nobel su come dovremmo ripensare il nostro paradigma neurologico alla luce dell'evidenza che il cervello è in continua trasformazione. L'idea che il cervello possa modificare la propria struttura e le proprie funzioni attraverso il pensiero e l'attività è, credo, il cambiamento di prospettiva più importante da quando abbiamo iniziato a tratteggiarne l'anatomia e il funzionamento della sua unità di base, il neurone. Come tutte le rivoluzioni, anche questa avrà profonde ripercussioni, e il libro che state leggendo, come spero, contribuirà a mostrarne alcune. La rivoluzione neuroplastica gioca un ruolo importante nella comprensione di come l'amore, il sesso, il dolore, le relazioni, l'apprendimento, le dipendenze, la cultura, la tecnologia e le psicoterapie modificano il cervello umano. Nella misura in cui affrontano il tema della natura umana, sono coinvolte le discipline umanistiche, le scienze sociali e quelle empiriche, così come ogni forma di apprendimento. Tutte queste discipline dovranno tenere conto del fatto che il cervello modifica se stesso e che l'architettura cerebrale differisce da un individuo all'altro e si modifica nel corso della vita. D'altra parte la nozione di neuroplasticità presenta dei risvolti negativi, dato che presenta il cervello non solo come più ricco di risorse, ma anche maggiormente vulnerabile alle influenze esterne. È un fenomeno che chiamo "paradosso plastico". Ironicamente, alcuni dei nostri disturbi e delle nostre abitudini più radicate sono una conseguenza di tale plasticità. Una volta che un particolare cambiamento plastico si verifica, può impedire che accadano altri cambiamenti. È attraverso la comprensione degli effetti positivi e negativi della neuroplasticità che possiamo capire fin dove si estendano le possibilità umane.

(Il cervello infinito. Storie di conquiste personali alle frontiere della neuroscienza © 2007 Norman Doidge, pubblicato da Ponte alle Grazie. Traduzione di Francesco Zago)

Cheryl in equilibrio Cheryl Schiltz ha la costante sensazione di cadere. E poiché le sembra di cadere, cade. Il suo corpo inizia a vacillare avanti e indietro, come se stesse camminando su una fune e ondeggiasse freneticamente prima di perdere l'equilibrio: con la differenza che i piedi di Cheryl sono ben piantati sul terreno, a una certa distanza l'uno dall'altro. Non sembra abbia semplicemente paura di cadere, piuttosto ha la sensazione di essere spinta. "È come se stesse per cadere da un ponte", le dico. "Sì, è come se fossi sul punto di saltare, anche se non ne ho nessuna intenzione". Il problema di Cheryl risiede nel fatto che il suo apparato vestibolare, l'organo sensoriale che garantisce il nostro equilibrio, non funziona come dovrebbe. È esausta, e la costante sensazione di cadere la sta facendo impazzire, perché non può pensare ad altro. Ha paura per il proprio futuro. Poco dopo l'insorgere del problema, Cheryl ha perso il suo lavoro di rappresentante di commercio internazionale e ora vive con un assegno d'invalidità di mille dollari al mese. Ha scoperto la paura di invecchiare. E una rara forma di ansia. Un aspetto sottinteso, ma non per questo meno profondo, del nostro benessere, consiste nell'avere un senso dell'equilibrio ben funzionante. Secondo gli standard convenzionali, il caso di Cheryl è senza speranza. È opinione comune che il cervello sia costituito da una serie di moduli specializzati, geneticamente "cablati" per svolgere ed elaborare in modo esclusivo alcune funzioni specifiche. Ogni modulo si è sviluppato e perfezionato nel corso di un'evoluzione durata milioni di anni. Ora che il suo modulo vestibolare è compromesso, le possibilità che ha di recuperare il senso dell'equilibrio sono pari a quelle che una persona con un danno alla retina ha di tornare a vedere. Ma oggi questo punto di vista sta per essere messo in discussione. Nonostante non riesca a seguire con lo sguardo gli oggetti in movimento, la vista è l'unico mezzo che lei ha a disposizione per capire se è o meno in posizione eretta. Fissando delle linee orizzontali, gli occhi ci aiutano a conoscere la nostra posizione nello spazio. Al buio Cheryl cade subito a terra. La vista, tuttavia, si dimostra un supporto inaffidabile, dal momento che qualunque movimento di fronte a lei, anche una persona che va nella sua direzione, accresce la sensazione di cadere. Cheryl chiude gli occhi. Si stacca dal tavolo, tenendovi solo due dita per mantenere il contatto. Non cade, malgrado non abbia la minima indicazione di cosa stia accadendo intorno a lei. Solleva le dita dal tavolo. Non sta ancora barcollando. Scoppia a piangere, le lacrime che scorrono dopo un trauma, ora può dire di sentirsi sicura: "Mi sento stabile, solida. Non devo pensare a dove si trovano i miei muscoli. Ed è la prima volta in cinque anni".

13 dicembre 2007




Da un belvedere della val di Magra


Una volta, io lo so,
qui c’è stata la gioia.
L’aria ne trema ancora.

Ancora non si è spento lo stupore
della valle
a vedersela un giorno andar via.

Roberto Pazzi

Da L’esperienza anteriore (Milano, I Dispari, 1973)

12 dicembre 2007

Mus musculus furlanus

Il bisbisnonno di Nemo, sceso in Padania dopo il terremoto del '76.



Peso 30 grammi
Colore marrone chiaro
Lunghezza max 6-10 cm
Coda max 6-10 cm
Orecchie piccole
Alimentazione semi, noci, formaggio


I
l Mus musculus originario dell'Asia centrale è oggigiorno distribuito in tutto il mondo. E' un animale molto territoriale, ingenere il suo raggio d'azione è limitato dai 3 ai 6 metri.
Sa nuotare e partorisce 8 volte all'anno.

In natura, questi roditori si possono cibare di prodotti di origine vegetale quali semi, radici, foglie e steli; di insetti (larve di scarabeo, blatte, ecc.) e di carne a seconda della disponibilità.

11 dicembre 2007

For Shen Qi
Love, Health, Happiness

On wings of Erhu flight
and the softest fingers
fisted to the stroking bow,
she is in the mood,
sounds unheard before
carry everyone away--
fate trumping chance,
she is off on a whim;
fingers and strings, fist and bow
woven in the soulful air..........
and everyone brought back.

©wildcardpoet



wings of erhu flight - foto di wildcardpoet

[The erhu is a 2 stringed Chinese instrument that creates a sound vaguely like a viola,
but is plaintive and rich and totally rewarding in the right hands.]

10 dicembre 2007

Gazzella del ricordo d’amore


Non portarti via il ricordo,
lasciamelo solo in petto,

bianco ciliegio che trema
nel martirio di gennaio.

Muro di sogni maligni
per proteggere un abbraccio.

La mia pena è un iris fresco
offerto a un cuore di gesso.

Tutta la notte nell’orto
i due cani dei miei occhi,

tutta notte assaporando
avvelenate cotogne.

A volte giunge nel vento
fin qui l’ombra del tuo corpo.

È un tulipano ammalato
l’albeggiare dell’inverno.

Muro di sogni maligni
mi divide da chi è morto.

L’erba muta copre la
valle grigia del tuo corpo.

Sull’arco dell’incontrarsi
sta crescendo la cicuta.

Lascia almeno il tuo ricordo,
lasciamelo solo in petto

Federico Garcìa Lorca




Sinestesia del Flamenco - foto di maria cecilia camozzi

9 dicembre 2007

Ho raggiunto la tua casa in sogno ed era bianca
e azzurra come i cieli di una volta.
E azzurro era anche il tuo sguardo chiaro
che tutto contiene: terra stelle foreste oceani
e quel sorriso che incendia il giorno
come un'alba estiva nel deserto.
Mi raccontavi qualcosa all'orecchio tra i brividi
rispondevo con un cenno di capo,
le mani strette per non precipitare
tra il bagliore dei lenzuoli, il soffitto di legno scuro,
le montagne dietro le finestre
e l'Africa intorno.

Riconosco ogni cosa odore suono,
li vivo intimamente in un tempo rallentato,
per la prima volta esisto in questo luogo
irreale ma non tanto.
Sono a casa e tutto è perfetto,
anche il cane che non ho.
Non voglio svegliarmi, odio le partenze
gli orari dei treni, la pioggia improvvisa:
mi sono persa tra le parole e ritrovata
ai confini dell'anima dove vivi tu.

Adiós... non è un addio.
Cercami, mi ripeto dentro volgendomi a te:
sono nell'altro mondo!

Maria Cecilia Camozzi




Arkhee, dark princess - foto di Eolo Perfido

8 dicembre 2007

Giorni d'argento:

ho l'anima splendente

come il mio cielo.


5 Dicembre 2007

giovanni croce



gabbiani (foto dal web)

7 dicembre 2007

L’arte è sempre quella


L'arte di perdere s'impara presto;
tante le cose col segreto intento
di andare perse che non è un disastro.
Perdi una cosa al giorno. Con malestro
accetta chiavi perse, un'ora al vento.
L'arte di perdere s'impara presto.
Perdi di più, più in fretta; al peggio apprestati:
luoghi e nomi e dov'è che avevi in mente
di recarti. Non sarà mai un disastro.
L'orologio di mamma ho perso; e questa!
che è l'ultima di tre case nel niente.
L'arte di perdere s'impara presto.
Ho perso due città, belle. E, più vasti,
altri regni, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è poi un disastro.
Anche perdere te (la voce, il gesto
amato) non mi smentirà. È evidente:
l'arte di perdere fin troppo presto
s'impara, e sembra (scrivilo! ) un disastro.


Elizabeth Bishop

 


Lovers Back - foto di Rekanyari

6 dicembre 2007

Sabbia e vetro

http://www.equilibriarte.org/members/beatriceniccolai/blog-2007-12-06-00-16-38.jpg

Di me tracci contorni

con la matita dei pensieri
e riempi con la Tua dolcezza
ogni mio vuoto.

Le anime sono
bottiglie vuote lanciate con una vita dentro,
nel mare dell'esistenza.

M'hai trovata così fra le Tue braccia
mentre credevo d'essere già sabbia.
Scrivimi piano addosso
i Tuoi baci.

Sì, piano
che sono talmente fragile
che potrei ferirTi con le mie schegge


Beatrice Niccolai

5 dicembre 2007

The colours of Life

luce nell'aria

accordi di tepore

primo dicembre


D'Aurizio Laura



Primavera nordica

Tutti i miei castelli d’aria si sono sciolti come neve,
tutti i miei sogni defluiti come acqua,
di tutto ciò che ho amato mi rimane
un cielo azzurro e qualche pallida stella.
Il vento si muove piano tra gli alberi.
Il vuoto riposa. L’acqua è silenziosa.
Il vecchio abete sta sveglio e pensa
alla nuvola bianca baciata in sogno.

Edith Södergran




west - foto di kevsyd

4 dicembre 2007

Incantesimo

Se, al tuo scrittoio, metti da parte il lavoro,
prendi giù un libro, cerchi questi versi
e leggi che io sto lì in ginocchio, l’orecchio
contro il tuo petto dove i muscoli
si inarcano come grossi tomi che si aprono, in curve
di gabbiani, attraverso le onde sonore del tuo cuore,

e che mi passi le dita fra i capelli,
sfilando dalla massa ribelle ciocche
sottili come segnalibri di seta scarlatta,
e mi accarezzi le guance come se lisciassi
veline tra rigide illustrazioni,
e mi tiri verso di te

per leggermi solo negli occhi, vedrai,
argentato e monocromo, te stesso,
seduto al tuo scrittoio, prendere giù un libro,
cercare questi versi, e allora, amore,
non saprai chi di noi due legge
ora, chi scrive, e chi è scritto.

Kate Clanchy


Tree bark - foto di Rekanyari

3 dicembre 2007

Il Caffé

Origini e storia
Sulle sue origini vi sono molte leggende. Tutti conoscono quella proveniente dal Monastero Chehodet nello Yemen, secondo la quale uno dei monaci, avendo saputo da un pastore di nome Kaldi che le sue capre ed i suoi cammelli si mantenevano "vivaci" anche di notte se mangiavano certe bacche, preparò con queste una bevanda nell'intento di restare sveglio per poter pregare più a lungo.
Meno nota la leggenda su Maometto: si narra che un giorno in cui il Profeta si sentiva malissimo l'Arcangelo Gabriele gli venne in soccorso, portandogli una pozione inviatagli direttamente da Allah. La bevanda era scura come la Sacra Pietra Nera della Mecca, comunemente chiamata "qawa". Maometto la bevve, si rianimò di colpo e ripartì per grandi imprese.
Un'altra antichissima leggenda raccontava di una bevanda sorgente di estasi, in grado di trasportare lo spirito fino alle sfere celesti.
Una leggenda simile vuole, invece, che il caffè sia stato scoperto da un Iman di un monastero arabo, il quale ne preparò un decotto e lo fece gustare a tutti i monaci del convento, che rimasero svegli senza fatica tutta la notte.
Ulteriori leggende fanno risalire le origini del caffè gli altipiani dell'Abissinia, dove,pare, siano le sue vere origini.
In Occidente il caffè si diffuse attraverso Venezia, dove, si pensa, sia stata aperta la prima "Bottega del Caffè " nel 1640, anche se alcuni ritengono che ne sia stata aperta una precedentemente a Livorno. In ogni caso, il successo fu immediato ed il caffè sia come bevanda che come locale, si diffuse in ogni città italiana. La diffusione del caffè nel mondo fu facilitata da una lotta di interessi tra chi voleva conservare l'esclusiva delle preziose piantine e chi desiderava ottenere una parte dei profitti che esse procuravano.
Nel 1690 un comando di marinai olandesi sbarcò sulle coste di Moka, nello Yemen, e riuscì ad impadronirsi di alcune piantine: dopo pochi anni, fiorirono le prime piantagioni a Giava e Sumatra. In seguito, il caffè si diffuse impetuosamente in tutta l'America Centrale e Meridionale dove, specialmente in Brasile, esistono nei tempi attuali le maggiori piantagioni del mondo.
Tipologie
Il caffè venne catalogato nella famiglia delle rubiacee, che raggruppa ben 4500 varieta'.
Delle circa 60 specie di piante di caffè esistenti, solo 25 sono le piu' commerciali per i frutti, ma di queste solo le prime quattro hanno un posto di rilievo nel commercio dei chicchi di caffè la Coffea Arabica, la Coffea Robusta, la Coffea Liberica e la Coffea Excelsa.

Coffea Arabica
E' una specie coltivata e selezionata da diversi secoli. Di questa la più rinomata è la varietà "Moka", coltivata sopratutto in Arabia, i cui grani piuttosto piccoli, hanno un intenso profumo aromatico. Il loro colore caratteristico e' il verde rame, mentre la forma e' appiattita ed allungata.
La coltivazione di altre specie e' stata pure introdotta dalla fine dell'Ottocento, a seguito delle malattie che, in diverse regioni, colpirono e decimarono la Coffea Arabica. Da allora si andarono scegliendo e selezionando altre specie in grado di dare dei grani da introdurre con successo sul mercato internazionale.

Tra quelle degne di interesse per la produzione del caffè ricordiamo la:

Coffea Robusta
Affine alla Coffea Arabica, i suoi rami si incurvano a forma di ombrello, verso terra. I suoi grani tondeggianti sono più piccoli, ma più ricchi di caffeina rispetto alla specie precedente e, una volta torrefatti, risultano molto profumati.

Coffea Liberica
Proveniente dalle foreste della Liberia e dalla Costa d'Avorio, e' una bella pianta longeva, robusta, rigogliosa nella vegetazione con frutti e semi grandi quasi il doppio di quelli della Arabica, ed inoltre piu' resistenti all'assalto dei parassiti. E' una pianta che richiede temperatura elevata e abbondante acqua. I suoi chicchi, sebbene di qualità inferiore, danno un caffè profumato e gradevole.

Coffea Excelsa
Scoperta nel 1904, questa specie resiste bene all'attacco delle malattie ed alla siccità. Da' una resa molto elevata ed i grani, lasciati invecchiare, danno un caffè dal gusto profumato e gradevole, simile a quello della Coffea Arabica.

Quali sono le differenze tra il caffé espresso e il caffé americano (detto anche caffé lungo)? Sono nella tostatura (espresso 12-13 minuti e americano 9-11 minuti), nella macinatura (fine come il sale nell'espresso e macinato grosso nell'americano), nella dose di caffé per tazzina (7g nell'espresso e 5-6g nell'americano), nella preparazione (35ml di acqua nell'espresso e 150-190ml nell'americano; 15-25 secondi per preparare un espresso e 5-8 minuti per un americano), nella quantità di caffeina contenuta (5 tazze di espresso equivalgono a 2 tazze di americano).

Salute
Nell'ottobre 1970, a Venezia, si è tenuto il Primo Simposio Biofarmacologico sul caffè.
L'anno dopo, nell'ottobre 1971 a Firenze, si e' ripetuto il Secondo Convegno, e nel 1972 a Vietri sul mare un terzo convegno ha integrato e completato l'esposizione delle proprietà delle sostanze attive contenute nel caffè, sancendo chiaramente gli effetti positivi e sfatando i pregiudizi negativi diffusi in passato.
Alcune sostanze in esso contenute provocano effetti benefici negli organi.
Naturalmente, come per ogni alimento, è necessario non farne abuso e non consumarne una quantità smoderata, se non si vogliono ottenere inconvenienti dovuti all'abuso.

L'abitudine a consumarlo quotidianamente non comporta assuefazione anche dopo lunghi periodi.

Il caffè infatti, e' una sostanza che agisce, in generale, sui centri nervosi, provocando un senso di benessere generale, spronando ad essere maggiormente vigili ed attivi sul lavoro non solo fisico, ma anche e soprattutto in quello che richiede maggiore prontezza di riflessi. Tale stimolazione proviene dalla caffeina, in combinazione con l'acido caffettaninnico (miscela di vari acidi tra cui l'acido clorogenico e l'acido caffeico).

La caffeina, alcaloide che Runge scoprì nel 1820, si trova oltre che nel seme anche nelle foglie della pianta di caffè, the, cacao, cola, matè. Ecco perché in alcuni paesi (Isola di Sumatra, ad esempio), si fa uso di decotti del fogliame torrefatto.

Una tazzina di caffè contiene circa 5 mg. di caffeina e la sua azione eccitante, che si protrae da una a due ore dopo averla bevuta, agendo sul sistema nervoso cerebro-spinale, provoca un risveglio delle facoltà mentali, allontana la sonnolenza, la noia, la stanchezza, anche quella psichica, gli stati depressivi, potenzia le capacità della memoria, dell'apprendimento, dell'intuizione e della concentrazione, facilita la percezione degli stimoli sensoriali, attenua le cefalee e le emicranie.
Inoltre, la caffeina potenzia il tono arterioso, senza alterare la pressione, migliorando anche la circolazione delle coronarie. Va tenuto presente che le azioni sul cuore sono del tutto secondarie, e non sono rilevabili nelle dosi usuali di 2 - 3 tazzine. Ciò vale soprattutto per quelle che possono essere considerate le azioni negative, cioè la tachicardia.

Anche i polmoni beneficiano dell'azione stimolante della tazzina di caffè : in essi si determina un potenziamento della dilatazione dei bronchi e della ventilazione polmonare, che facilitano una migliore respirazione. A livello della muscolatura dello scheletro il caffè potenzia la capacità di contrazione muscolare, riduce la stanchezza, migliora il coordinamento dei movimenti e il rendimento sportivo. Per questa sua azione tonica sulla muscolatura il caffè è indicato per gli sportivi, perché allevia la stanchezza, specialmente negli sport di lunga durata, quando maggiormente la fatica si impadronisce del fisico ed i movimenti tendono a farsi pesanti.

Sul gran simpatico stimola i nervi vasomotori e dunque facilita la digestione.

Nel fegato attiva la produzione della bile e la contrazione della cistifellea. Negli intestini coadiuva i movimenti, migliorandone le funzioni. Altri effetti positivi della buona tazza di caffè si riflettono sulle reni, dove si ottiene la dilatazione delle arterie renali ed il conseguente potenziamento della diuresi.
Sulle ghiandole endocrine stimola la secrezione delle surrenali (corteccia/cortisone, ecc.; midollare/adrenalina), ed infine stimola la funzione tiroidea ed il metabolismo.

Secondo il National Institute od Diabetes and Digestive and Kidney Diseas americano, il caffé riduce i rischi di tumore al fegato; previene il tumore al colon-retto secondo studi dell'Università della Pennsylvania; riduce del 69% la probabilità di diabete di tipo 2 secondo una ricerca dell'Università della California; tiene lontano il morbo di Parkinson inattivandolo secondo una ricerca del National Health Institute americano; ha una azione broncodilatatoria aiutando l'asma secondo secondo una studio condotto dalla St George's Hospital Medical School di Londra; secondo l'Inran italiano ha una funzione digestiva, col movimento aiuta a dissipare le calorie ed aiuta a contrastare la cirrosi epatica e calcolosi biliare.

Quando si beve il caffé, il cervello rilascia dopamina, un neurotrasmettitore del benessere. Entro 45 minuti la caffeina, stimolando il sistema nervoso centrale, fa secernere adrenalina alle ghiandole surrenali e lo stato di vigilanza aumenta.

Con o senza caffeina il caffé sembrerebbe essere una ricchissima fonte di antiossidanti, anche più di frutta e verdura: all'Università di Scranton in Pennsylvania si è studiata tale proprietà. Ovviamente ogni abuso di caffé annullerebbe in rapporto ogni benefico effetto!

www.anagen.net

"Se esiste un uomo non violento, perché non può esistere una famiglia non violenta?
E perché non un villaggio, una città, un paese, un mondo non violento?"

Gandhi



foto dal web

2 dicembre 2007

Non ho filosofie: ho sensi...
Se parlo della Natura non è perché sappia cosa essa è,
ma perché la amo, e la amo per questo,
perché chi ama non sa mai quello che ama
sa perché ama, cosa sia amare...
Amare è l'eterna innocenza,
e l'unica innocenza, è non pensare...

Fernando Pessoa




one stocking - foto di lindamorena69

1 dicembre 2007

Sete di te m'incalza

Sete di te m'incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.

Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.

Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda arroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perchè esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perchè esistono i tuoi baci.
L'anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l'acqua nel fuoco.

Pablo Neruda




Il ratto di Prosepina (particolare) - scultura di Gian Lorenzo Bernini

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