calpestando il piccolo quadrato d’erba;
poi varcare la porta della chiesa
e una porticina dietro il pilastro.
Fu la bella Agnes, sventurata,
la piú amata da quel padre ricco.
Per lei fissò il freddo della pietra
e i secoli solitari che la proteggono.
E io ora ti chiedo: è valso a te l’amore –
quest’insistenza dei vivi –
il tempo dello scultore, le gote bianche
che i poveri contadini avranno toccato
con tanta pietà ogni volta che tornano
nelle caverne d’ombra dove una fiamma
la briciola di desiderio quotidiano?
Susanna Rafart

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